IL DIRITTO DI VENIRE.

Consapevolezza, emancipazione, libertà: towanda!

di Carmen Cucci

Più della metà della popolazione ne ha una ma quasi nessuno ne parla. Vagina, fica, passera, patata: com’è fatta? Quale dovrebbe essere la lunghezza delle sue labbra? E la dimensione esatta della clitoride?
Chiedere di disegnare una vulva diventa una faccenda complicata, mentre banalmente tutt* sanno scarabocchiare un pene, compreso chiunque ne sia sprovvisto. Ciò probabilmente deriva dal fatto che spesso in gioventù non si ha la possibilità di venire a contatto con immagini realistiche di vulve o vagine, se non in forma di disegni stilizzati o modellini astratti. C’è anche da aggiungere che spesso le vulve stesse vengono sessualizzate ed esposte in forme che non rappresentano le donne, come ad esempio accade nei porno classici dove l’intero apparato genitale femminile sembra sia congelato in uno stato pre-puberale perenne.
La mancanza di raffigurazioni realistiche porta ad un’inconsapevolezza profonda del proprio corpo, e ciò potrebbe spingere alla ricerca di un cambiamento drastico senza motivazioni effettive: solo nell’ultimo anno negli Stati Uniti gli interventi di plastica vaginale risultano aumentati del 16%, percentuale raddoppiata tra le minorenni. Lo scarso numero di ricerche in materia ha origini lontane e si scontra con pregiudizi e stereotipi noti. Basti pensare che, mentre il primo studio sulle dimensioni del pene risale al 1899, solo nel 2005 si è giunti a quello sulla lunghezza delle labbra vulvari. Quest’ultimo fissa il cosiddetto “spettro di normalità” (relativa) che vede l’estensione delle piccole labbra andare 0,7 fino a 5 centimetri rispetto al punto di partenza.
Inoltre, quando si parla di “normalità”, non bisogna assolutamente sottovalutare le canonizzazioni dal punto di vista culturale. In alcune zone africane è nota, infatti, l’espressione gukuna imishino, che si può tradurre dal ruandese come “allungamento delle labbra”. Poche notizie si hanno in merito a questa tradizione, vista delle comunità come rito di passaggio: in sostanza si crede che, grazie allo stiracchiamento genitale ad oltranza, maggiore sarà la superficie sulla quale strofinerà il pene e maggiore quindi risulterà il piacere sessuale durante un rapporto. Le piccole labbra allungate vengono considerate addirittura cruciali per il raggiungimento della piena eiaculazione femminile, dato l’aumento delle secrezioni vaginali che tale pratica produce. Verso la fine del Settecento, quando i primi esploratori scoprirono l’esistenza di questi lembi pendenti, li soprannominarono teneramente “grembiule degli ottentotti”: in certi casi essi non arrivavano a superare i 4 centimetri, mentre in altri raggiungevano anche gli 8 o 10. La questione lasciò gli europei meravigliosamente basiti, tanto da segregare e mettere in mostra a Piccadilly Circus la ventenne sudafricana Sarah Baartman, Venere ottentotti: alla sua morte, durante un’autopsia pubblica reclamata a gran voce e tenuta da uno zoologo, i suoi genitali furono accuratamente esposti in modo tale da poter osservare le abnormi protuberanze e, considerate le dimensioni inusuali, si mormorò persino fosse affetta da una devianza sessuale dovuta alle labbra ipertrofiche. Fino al 2002 si poteva ancora prendere visione delle sue particolari pudenda al Musée de l’Homme di Parigi, prima che tornassero a Cape Town con il resto del corpo.
Misurare la bellezza della propria vulva è un obiettivo difficilmente perseguibile e, data l’unicità di ognuna, complesso di per sé; l’ignoranza sul cosa si ha effettivamente tra le gambe, poi, condiziona pesantemente l’opportunità di raggiungere un piacere fisico completo e pienamente cosciente. Se per un uomo l’acme dell’eccitazione viene considerata quasi prassi in un rapporto ed ha un riscontro organico palese come lo sperma, per una donna raggiungere l’orgasmo durante il sesso non è né scontato, né spesso biologicamente evidente, tanto che alcune arrivano a riscontrare problemi addirittura nell’individuarne uno con sicurezza. Quando si parla di “divario nell’orgasmo”, le statistiche rivelano che circa l’86% degli uomini che vanno con donne dichiarano di provarne uno, contro il 62% delle donne in questione. Il gap diminuisce con netta evidenza se si considerano anche donne che fanno sesso con donne, quando si arriva a toccare il 75% di orgasmi dichiarati. Quest’ultimo dato smonta parzialmente il tabù secondo il quale il piacere femminile sia più difficoltoso da raggiungere per motivi prettamente anatomici. Il problema, in ogni caso, non risiede nella sconclusionata volontà di competizione con il genere maschile, ma nel fatto che molte donne non riescano ad avere tutti gli orgasmi che desiderano.
Un’educazione sessuale adeguata porterebbe ad una consapevolezza maggiore del proprio corpo e della propria persona, utile sia per eliminare paure ed insicurezze, sia per entrare finalmente nell’ottica secondo la quale il piacere sessuale sia un qualcosa da pretendere durante un rapporto rispettoso e consenziente affinché esso risulti soddisfacente per tutte le parti in causa. Da sole o in compagnia, quindi, vedete di venire!

Pubblicato sul numero 25 de La Falla – Maggio 2017

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