COSMOPOLITAN #2 – IL PAESE È PICCOLO E LA GENTE MORMORA.

La scena queer di Singapore tra legislazione e clubbing.

(con logo) singapore

di Francesca Maviglia

 

Muovendo i primi passi nella vita della comunità LGBT di Singapore, la più immediata questione con cui è impossibile evitare di confrontarsi è lo status legale dell’omosessualità. Come tante altre ex-colonie inglesi, infatti, Singapore mantiene l’infame “Sezione 377A” del vecchio codice penale britannico che criminalizza i rapporti sessuali tra due uomini (gli atti omosessuali femminili non sono menzionati). Il governo, però, ha promesso esplicitamente di non applicare la legge, che ufficialmente viene mantenuta solo simbolicamente per soddisfare la maggioranza conservatrice della popolazione. Il primo ministro Lee Hsien Loong si è espresso come segue sullo stato dei diritti LGBT nel paese: “I bar e le discoteche gay esistono. Sappiamo dove sono, tutti sanno dove sono. Non sono costretti ad esistere in clandestinità. Non attacchiamo i gay. Il governo non agisce come polizia morale. E non applichiamo attivamente la sezione 377A contro di loro”. E in effetti da decenni non ci sono state condanne per atti omosessuali. Questo non vuol dire che a livello personale la legge non abbia nessun impatto: secondo Paul, un giovane attivista per i diritti LGBT, “essere gay a Singapore vuol dire crescere iper-consapevole del fatto che il sesso gay è contro la legge. […] L’esistenza della sezione 377A influenza il modo in cui veniamo a patti con la nostra sessualità, e molti di noi si sentono obbligati a reprimere questa parte della nostra identità per molto tempo”.
Al tempo stesso, Singapore è un paese estremamente poco violento. Paul dice: “fortunatamente, i cittadini di Singapore non sono persone particolarmente aggressive o conflittuali, per cui casi di attacchi omofobi o violenza di strada sono estremamente rari, per quanto non completamente senza precedenti”. Nonostante i giovani lamentino la cultura conservatrice del paese, che non permette il fiorire di una scena queer ricca e variegata come quella di altre grandi metropoli globali come Londra o New York, le persone LGBT a Singapore godono del vantaggio di convivere con preoccupazioni per la propria sicurezza fisica quasi inesistenti, in confronto a contesti come quello italiano. Per esempio, mentre il 20 Novembre nel resto del mondo si celebra il Transgender Day of Remembrance in memoria delle vittime dell’odio transfobico, a Singapore gli attivisti e le attiviste trans hanno preferito organizzare un Transgender Day of Awareness, in quanto nel paese è mai stato documentato un omicidio transfobico.
Per molti altri aspetti, però, le caratteristiche e i problemi della comunità LGBT di Singapore sono molto simili a quelli che si osservano in molti altri paesi. Per esempio, la maggioranza dei bar e le discoteche gay più famose come Tantric, Taboo o Dorothy’s, concentrati nel quartiere centrale di Chinatown, sono prevalentemente dominati da un pubblico maschile, mentre la scena lesbica è principalmente relegata a serate tematiche occasionali come Herstory o White night. Anche a Singapore è presente una tensione tra le parti della comunità che lottano per l’accettazione sociale attraverso l’omonormatività – principalmente rappresentate dagli organizzatori del Pink Dot, un evento annuale che costituisce l’equivalente più vicino a un Pride – e quelle che privilegiano un approccio più politico e queer, che si concentrano intorno al festival LGBT IndigNation o al drag show Riot! organizzato dalla drag queen Becca D’Bus. Se da una parte a Singapore gli spazi LGBT, che siano iniziative culturali o luoghi di socialità, sono relativamente di nicchia rispetto a quello che ci si può aspettare da una grande metropoli, le dimensioni ridotte della comunità creano un network di relazioni molto strette. Se si comincia a partecipare a iniziative per i diritti LGBT, in pochissimo tempo è molto facile conoscere personalmente alcuni degli scrittori o attivisti più influenti del paese, ed esiste un forte senso di solidarietà per cui diversi gruppi collaborano e si aiutano spesso. Lo svantaggio è che alla fine ci si conosce un po’ tutti. La tipa o il tipo di Tinder con cui sei uscit* il mese scorso? Probabilmente vi rincontrerete al prossimo reading di poesie.

Foto: Immagine realizzata per il blog de La Falla da Ebanista del collettivo Gli Infanti.

Pubblicato sul numero 25 de La Falla – Maggio 2017

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