IDENTITÀ E FANDOM

Prontuario essenziale per novelle shippers

di Elisa Manici 

 

Martin Luther King era un trekker (fan di Star Trek, ndr). Non solo: quando incontrò Nichelle Nichols, che interpretava il tenente Uhura, le chiese di non lasciare la serie – lei se ne stava andando perché era molto richiesta a Broadway – perché la riteneva un modello per milioni di ragazze: l’unica donna afro-americana in un ruolo preminente nella televisione statunitense degli anni ’60. Lei, per la gioia di tutti i trekker del mondo, lo ascoltò.
L’importanza e la pervasività dei prodotti culturali pop nel modellare il nostro immaginario sono innegabili, e l’eroe dei diritti civili King se ne rendeva conto già nel 1967. Il pubblico li consuma, magari distrattamente, ma i messaggi più profondi penetrano comunque. Ci sono i cosiddetti “spettatori casuali”, che prendono il film, libro o quant’altro senza porsi troppe domande, e poi ci sono i fan, gli appassionati.
Il seguito di fan che hanno molte serie televisive, saghe letterarie e/o cinematografiche, fumetti, giochi, si chiama fandom. I fan utilizzano i fandom per una miriade di motivi potenziali: passatempo, incontro con nuove amicizie, quando non amori, sfogo delle frustrazioni della vita quotidiana, evasione, accrescimento delle proprie conoscenze. Negli ultimi anni, si è aggiunto un altro elemento: indagare il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere. Non tutti i fan e non in tutti i fandom, ma succede, e accade, guarda caso, nei fandom a maggioranza femminile.

Niente nella nostra società sfugge alla genderizzazione, e al conseguente diverso comportamento sociale di uomini e donne. Anche i fandom sono molto diversi a seconda che siano dominati dal maschile o dal femminile, a livello numerico o di codificazione simbolica. Quelli percepiti come più tradizionali e “accettabili”, in genere maschili, sono acquisitivi, in termini di conoscenze (ad esempio aneddoti ignoti ai più, o mosse da fare per passare il livello di un gioco) o di merchandise da collezionare. Al contrario, quelli vissuti come femminili sono spesso considerati sciocchi o “irrealistici”, tendono ad essere più creativi, con la produzione di fanfiction, fanart e fanvideo. Ma la cosa per cui i fandom codificati come femminili sono forse presi meno sul serio, e che invece costituisce proprio il dispositivo grazie al quale può svilupparsi l’indagine su di sé, sono le cosiddette ship.
Cos’è una ship? Derivata dalla parola inglese relationship, relazione, una ship è una coppia di personaggi di un determinato universo, che i fan, con un profondo coinvolgimento emotivo, desiderano stiano insieme. Ci sono ship di ogni genere: etero, omosessuali e tutto quello che può stare nel mezzo. Può trattarsi di personaggi che stanno o staranno insieme per davvero, o di speranze dei fan che un sottotesto venga reso esplicito, o possono anche essere personaggi che nella storia ufficiale raccontata si odiano o hanno poco a che spartire l’uno con l’altro. La coppia “shippata” viene spesso definita OTP, cioè one true pairing, a dimostrazione dell’affetto e della convinzione dei fan che la sostengono.
Ma perché è proprio grazie alle ship slash, cioè gay, che molte persone giovani, soprattutto ragazze, ma non solo, acquisiscono consapevolezza riguardo la propria sessualità?
La risposta a questo quesito alla prossima puntata.

Puoi trovare la seconda parte qui: Identità e Fandom Vol II, Come trovare la libertà di essere ai deliri da fangirl

Pubblicato sul numero 23 de La Falla – Marzo 2017

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