MI CHIAMO MILENA, SONO UNA DONNA TRANS E NON ESISTO

TDOV – Giornata della Visibilità Trans

di Milena Bargiacchi


Succede che nel 2017, in Italia, uno studente trans di medicina si ritrovi ad assistere ad una lezione in cui il professore afferma, testuali parole: “È chiaro che se c’è scritto M sui documenti non ci troveremmo mai, ad esempio, un paziente con le mestruazioni”. 1Così come succede che non mi vogliano cambiare un assegno perché allo Stato è sfuggito di adeguare i miei documenti nonostante viva da anni nei panni del genere che sento più mio. Succede che nello sport le persone trans debbano stare a guardare le persone
cisgender giocare, così come succede di trovare in moltissime palestre spogliatoi pensati esclusivamente in base alla divisione per sesso: spogliatoi maschili in cui si può fare pipì solo in piedi e docce aperte che non consentono nessun tipo di privacy a coloro che, per qualsiasi motivo, non desiderano mostrare il loro corpo nudo in pubblico.
Mi accorgo, giorno dopo giorno, di essere nata in un mondo che non mi contempla e che il mio disagio nel vivere nei panni di una ragazza trans deriva soprattutto da questa realtà malata.
Proprio a causa di questo stato di invisibilità perenne, il 31 di Marzo si è deciso di istituire la Giornata della Visibilità Trans per ricordare al mondo (e anche a noi stess*) che i nostri corpi esistono, che abbiamo dei bisogni specifici da soddisfare e che le nostre richieste devono essere tenute in considerazione, senza che queste vengano puntualmente considerate capricci che violano la norma vigente.

2È tempo che le regole del gioco vengano riscritte e ripensate nella maniera più inclusiva possibile; è tempo che la politica legiferi, che le istituzioni favoriscano la nostra sana espressione all’interno della società e che le persone comuni arrivino ad avere una corretta informazione su quanto concerne la variegata sfera trans. Queste le medicine per far sì che questo mondo malato possa guarire e non il contrario, come accade oggi, per cui le identità trans possono essere contemplate solo in quanto donne e uomini sterili: anche la medicina la smettesse di essere ipocrita ed iniziasse a guardarci in faccia per quello che siamo! Io, ad esempio, non sono una donna in menopausa, si dovrebbe quindi contemplare l’idea che i farmaci che permettano il mio benessere vengano assunti dalle persone anche per cambiare genere. E invece da più di un anno ci troviamo il testosterone bloccato nelle farmacie per via di una recente legge sull’antidoping che non ha tenuto in considerazione il fatto che esistono femmine che utilizzano testosterone per il cambio di genere e non per doparsi prima di una gara.
Abbiamo anche noi vite fatte di sogni da esaudire e obiettivi da raggiungere e non possiamo permetterci di perdere anni della nostra vita a impazzire per essere come il mondo ci vorrebbe. Fossilizzat* nell’ottenimento di un passing perfetto, nei panni del genere opposto al sesso di nascita, che per molt* di noi non giungerà mai.

L’unico modo per avere successo nella società di oggi è questo: diventare invisibili.

Mi raccontava questa ragazza MtF che per lei dirsi trans è sempre stata fonte di problemi; si domandava che senso avesse essere visibili al giorno d’oggi quando parlare apertamente della propria identità trans significa essere messa al bando, giudicata una persona poco raccomandabile ancor prima di giungere a una reale conoscenza.
Queste sono le situazioni con cui dobbiamo fare i conti ogni santo giorno: non ti affittano una stanza perché il padrone di casa vuole “gente seria”; non ti fanno lavorare perché la tua espressione di genere è ancora troppo ambigua per poter avere relazioni col mondo “normale”, figuriamoci poi lavorare a contatto coi bambini… come glielo spieghiamo che non esisti? 3

Anche raggiungendo un buon passing non dire assolutamente di essere trans, altrimenti rischi di essere valutat* più per il tuo percorso “malato” che per i tuoi studi.

Questa messa in scena è andata avanti per troppo tempo: io sono in un corpo bellissimo, unico nel suo genere perché è il mio. Mi hanno cresciuta, mio malgrado, in base al sesso biologico e ho represso me stessa pensando di essere “sbagliata” fino a che il mio corpo non si è ammalato. Ho avuto crisi di panico e ansia a causa del fatto che non capivo cosa mi stesse succedendo, per poi scoprire che invece esistevo, che andava tutto bene, che era nelle possibilità delle cose ma che purtroppo nessuno mi aveva mai reso consapevole. Ho capito che non era il mio corpo ad essere sbagliato. Ho capito che in questo corpo ci sono nata e che ci dovrò morire e che il mio corpo muta e muta per tutt* ed è così che deve essere. L’importante è che tu rimanga sempre tu, che si sappia che se anche il corpo cambia tu non cambi corpo! E non c’è niente di più bello che essere finalmente sé stesse gridandolo orgogliose al mondo intero.
Il 31 Marzo abbiamo la possibilità di celebrare la nostra ricchezza e la nostra fertilità, una fertilità che anche se non riproduttiva è e rimane fertilità di idee, di pensiero, di corpi e di azione. Onoriamo le vittime il 20 Novembre ma ricordiamoci di esistere oggi e per sempre, celebrando la vita attraverso la visibilità.

Foto: Gruppo Trans Bologna (sito web), Gruppo Trans Bologna (pagina Facebook)

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