EDITORIALE #22, FEBBRAIO 2017

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di Vincenzo Branà

“Ricordo un incontro a Roma, dove la Lola raccontò quello che si stava facendo, le tante iniziative, l’importanza della posta in gioco. Ma nessuno l’ascoltava. In quegli anni il movimento era in gran parte convinto che il rapporto con le istituzioni non potesse che essere negativo, che occorresse soltanto portare fuori la radicalità della nostra identità e agire in maniera diretta”: a parlare è Antonio Frainer, eletto presidente del circolo XXVIII Giugno nel 1981, prima che venisse ribattezzato Il Cassero. Frainer fu tra i protagonisti della conquista del “castello”, come veniva chiamata la sede di Porta Saragozza, trentacinque anni fa. La sua testimonianza – raccolta in Ha più diritti Sodoma o Marx?, il quaderno di critica omosessuale scritto da Beppe Ramina – è riferita agli anni in cui si iniziava a immaginare una sede pubblica per la comunità omosessuale. Di lì a poco, per la precisione il 28 giugno del 1980, una delegazione del circolo avrebbe incontrato l’allora sindaco Renato Zangheri, ponendogli una serie di richieste: libri a tematica nelle biblioteche pubbliche, spazio nelle bacheche comunali e – appunto – una sede pubblica. La fulminea riflessione di Frainer ci sottolinea un tratto identitario del Cassero, forse il suo aspetto più inedito, ma anche il solco che ne determinò la storia: ciò che lo distingueva dal resto del movimento era la ricerca di un incontro con le istituzioni. Non una subalternità né tantomeno un compromesso: incontrarsi per guardarsi negli occhi, e subito dopo, per guardare – assieme – lontano.

Con il mese di febbraio si apre per il Cassero un percorso che assomiglia, da molti punti di vista, a quello raccontato nelle parole di Antonio Frainer. C’è una nuova partita da giocare: non quella per la sede pubblica, che disputammo già 37 anni fa. Abbiamo tanto altro, oggi, da pianificare, osservando il modo in cui l’identità LGBT si immerge nella complessità del presente e stratifica istanze e bisogni particolarissimi. Abbiamo bisogno di mettere in fila le nuove tappe del nostro pionierismo. La posta in gioco, anche questa volta, è molto importante: è davanti ai nostri occhi, non alle nostre spalle. Ed è questo il tempo per andarla a conquistare.

Pubblicato sul numero 22 de La Falla – febbraio 2017

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