Falla a Sanremo – Terza serata

screenshot_logo_sanremo_2017di Linda Green

La serata cover, parto recente delle magnifiche sorti e progressive, l’ho sempre amata tiepidamente. Confesso quindi d’aver seguito la kermesse tra una facezia e l’altra: qualche pagina dalla Kritik der reinen Vernunft, un paio di sessioni di shopping on line e il farmi intrecciare i capelli da Rania di Giordania.
Ciò non mi ha impedito di ammirare il Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna raccogliere queen_rania_of_jordan_at_le_web_09_4174494458lo scettro lasciato sull’Ariston l’anno precedente da Cristina D’Avena, ripercorrendo così la biografia musicale dell’infanzia di intere generazioni. Mariele Ventre veglia arcigna su quest’anabasi mnemonica, un po’ Maria Montessori e un po’ Signorina Rottermeier. Diretti da Sabrina Simoni, per l’occasione posseduta da Diana Damrau nella sua migliore interpretazione della Regina della Notte, le bambine e i bambini del coro hanno potuto esibire il tipico repertorio di sorrisi della festa e movimenti degni delle più rigide discipline marziali.
Mika che canta e parla con l’orchestra, fuori forma come il secondo Heidegger, mi ha ricordato certi libri di Mario Tobino popolati da splendide matte. Guai in paradiso per Carlo Conti: cominciano ad avvertirsi i primi scricchiolii di disappunto da parte di un’indispettita Maria De Filippi che tenta di porre un freno al cattivo gusto. Il suono sgraziato della spazzatura dell’Orquesta de Reciclados de Cateura è invece la vetta più alta di questa terza serata sanremese: un suono sporco, capace di riconnettere alla terra, a ciò che è perduto, al riscatto.

Vince meritatamente la gara delle cover Ermal Meta, con una raffinata interpretazione di Amara terra mia, grazie anche all’evocazione della paroliera Enrica Bonaccorti, che ancora vive e lotta insieme a noi. Eliminato, invece, definitivamente dalla sessantasettesima edizione del Festivàl il distico di duetti: Raige & Giulia Luzi e Nesli & Alice Paba. Tramonta definitivamente il topos per cui presentarsi a Sanremo in coppia è ragione sufficiente per salire sul podio e ci si disvela il comandamento perduto sulle tavole della legge: il rap o è fatto bene o è meglio non farlo. A questo proposito consiglio l’ascolto di Murubuto, frutto sublime ma non proibito dell’albero della conoscenza, da assaggiare ancora e ancora.
Prosegue il cammino delle Nuove Proposte verso l’incoronazione del vincitore di questa edizione: sarà una finale tutta al maschile, ridondante e inefficace, un po’ come i titoli di Francis Hutcheson.

Bando alle ciance. Inforcati occhiali e impugnata la penna rossa mi sento subito percorsa dal sacro fuoco che accendeva Marinella Venegoni a Music Farm.

 

NUOVE PROPOSTE

MALDESTRO
Brano pretenzioso ma efficace, nulla di troppo nuovo ma qualche verso degno di nota; voce un po’ fuori fase.
Voto: 7-

TOMMASO PINI
Canzone strana, simpatica, rimane nella testa; ma se si canta un brano del genere si deve essere vocalmente molto precisi e lui non lo è stato. Forse la migliore proposta di quest’anno, ovviamente eliminato.
Voto: 7

VALERIA FARINACCI
Nel complesso tutto molto trasparente, la posizione del suono completamente sballata. Eliminata.
Voto: 6-

LELE
Brano debolissimo, scontato e inessenziale: la pulizia dell’esecuzione non slava il pezzo.
Voto: 5

 

BIG – COVER

CHIARA con DIAMANTE
Carina la veste musicale ma l’interpretazione è troppo banale: un’opportunità sprecata.
Voto: 5

ERMAL META con AMARA TERRA MIA
Clima suggestivo, prestazione convincente, un’operazione decisamente riuscita.
Voto: 9

LODOVICA COMELLO con LE MILLE BOLLE BLU
Fuori dalla sua portata.
Voto: 4

AL BANO con PREGHERÒ
Al Bano col cappello è pericoloso come l’anziano alla guida col cappello… ma non convince.
Voto: 5,5

fiorella-mannoiaFIORELLA MANNOIA con SEMPRE E PER SEMPRE
Delicata, genuina e giusta, ma mi sarei aspettata qualcosa di più.
Voto: 7/8

ALESSIO BERNABEI con UN GIORNO CREDI
Dio ce ne scampi e liberi.
Voto: 2

PAOLA TURCI con UN’EMOZIONE DA POCO
Più che apprezzabile lo sforzo di indossare un abito così scomodo, tuttavia qualcosa non funziona come dovrebbe.
Voto: 7-

GIGI D’ALESSIO con L’IMMENSITÀ
Dignitoso, contro ogni aspettativa.
Voto: 6,5

FRANCESCO GABBANI con SUSANNA
Magnetico, attuale, dalla cifra stilistica pienamente riconoscibile.
Voto: 8

MARCO MASINI con SIGNOR TENENTE
Un pezzo impossibile,  portato però a casa dignitosamente e nel profondo rispetto del brano.
Voto: 8,5

MICHELE ZARRILLO con SE TU NON TORNI
Elegante, preciso, capace di entrare nei brani stravolgendoli senza snaturarli.
Voto: 7,5

ELODIE con QUANDO FINISCE UN AMORE
Pezzo sbagliato, interpretazione sbagliata, dinamiche assenti: breviario di come sciupare tutto.
Voto: 4/5

SAMUEL con HO DIFESO IL MIO AMORE
Insipido.
Voto: 6

SERGIO SYLVERSTRE con VORREI LA PELLE NERA
Karaoke.
Voto: 4

FABRIZIO MORO con LA LEVA CALCISTICA DELLA CLASSE ’68
Troppe imprecisioni e un’interpretazione eccessivamente patetica.
Voto: 5+

MICHELE BRAVI con LA STAGIONE DELL’AMORE
Un po’ falò sulla spiaggia, un po’ sagra della salsiccia; discreta prova vocale.
Voto: 6

 

BIG – ELIMINATORIA

RON
Incontriamoci tra cent’anni.
Voto: 4

RAIGE & GIULIA LUZI
La cosa migliore è l’outfit.
Voto: 2,5

BIANCA ATZEIbianca-atzei
Un testo davvero orrendo che purtroppo rimane nella testa; furbacchiona.

Voto: 5

GIUSY FERRERI
Il pezzo più radiofonico del Festival, lei con evidenti problemi vocali e movenze inquietanti.
Voto: 5/6

NESLI & ALICE PABA
Apogeo di noia senza nemmeno un’armonizzazione.
Voto: 3

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