HIV OGGI: C’E’ DA FARE!

di Giuseppe Rutigliano

 

The virus rages fierce. I have no friends now who are not dead or dying. Like a blue frost it caught them. At work, at the cinema, on marches and beaches. In churches on their knees, running, flying, silent or shouting protest.” – Derek Jarman, Blue (1993)

 

Sono passati 35 anni da quando, ufficialmente, l’HIV è entrato nella Storia, nella cultura e nelle nostre vite, direttamente o indirettamente. Da allora tante storie si sono avvicendate e intrecciate, storie di persone che hanno contratto l’infezione e storie di medici e ricercatori che hanno speso la vita a cercare di contenere l’epidemia. Storie di persone che hanno perso i loro cari nel fiore degli anni, storie di insuccessi ma anche di tanti successi. Era il 1986 quando sono state introdotte le prime terapie in via sperimentale e tra il 1995 e il 1996 è stata introdotta l’HAART, Highly Active Antiretroviral Therapy, ovvero la prima formula della terapia antiretrovirale. È stata una vera e propria rivoluzione: i casi di AIDS conclamato sono diminuiti e finalmente si è riusciti rendere l’HIV una condizione sierologica cronica.

Qual è il panorama oggi? Sembra essere in corso una seconda rivoluzione, questa volta sul piano della prevenzione: a profilattico e lubrificante, i migliori alleati contro la trasmissione di HIV e delle altre IST, si sono affiancati nuovi strumenti di prevenzione all’HIV. Si tratta di PPE (Profilassi Post Esposizione), TASP (trattamento come prevenzione) e PrEP, la profilassi pre-esposizione, per la quale attualmente in Italia non esistono ancora specifiche linee guida. Gli studi effettuati sinora su questi tre ulteriori “strumenti di prevenzione” sono incoraggianti: nello specifico, per quel che concerne la TASP e la PrEP, gli studi hanno dimostrato una buona riduzione della trasmissione del virus dell’HIV, se associate all’uso del profilattico col lubrificante e se si rispetta la massima aderenza (cioè si assume il farmaco con costanza e sotto stretta osservazione medica). Ovviamente bisogna considerare, quando si parla di scienza, che si tratta di un continuo work in progress, quindi è necessario prestare la massima attenzione agli studi in corso. Sul piano della comunicazione di massa e della percezione sociale, se fino al 1996 l’HIV e l’AIDS erano percepiti come un’emergenza sociale, anche a causa dei titoli angoscianti sui giornali e in TV, dopo questa data l’allarme “sembra” rientrato. Certo, il numero dei decessi per complicazioni legate all’AIDS è notevolmente diminuito, grazie al progresso della ricerca e al lavoro delle associazioni, tuttora in corso. Laddove c’è scarsa informazione e poca sensibilità per il tema, tuttavia, si è avuto un abbassamento della percezione del rischio e questo in parte spiega le nuove infezioni. Tante sono le sfide ancora in sospeso: sensibilizzare tutte e tutti sul tema, continuare a promuovere la prevenzione, far sì che il test dell’HIV sia una sana abitudine e informare su cosa significa oggi essere HIV+. Quest’ultimo punto è fondamentale nell’ottica di azzerare i casi di stigma e discriminazione delle persone sieropositive: deve sedimentare il messaggio che una persona sieropositiva non è “malata”. Infatti, le linee guida attuali raccomandano il trattamento antiretrovirale precoce, grazie al quale la carica virale diviene non rilevabile, nell’ottica di diminuire le nuove infezioni oltre a migliorare la qualità della vita delle persone HIV+. I fronti su cui riflettere, confrontarsi e lavorare vanno da una maggiore consapevolezza sull’HIV all’educazione sessuale nelle giovani generazioni, dall’invecchiamento delle persone sieropositive alla loro qualità della vita e tanto altro ancora. Uno degli obiettivi su cui si sta lavorando è il cosiddetto “90-90-90 entro il 2020”. Cosa significa? Arrivare al 2020 con il 90% delle persone HIV+ a conoscenza del loro stato sierologico, il 90% delle persone con HIV in trattamento antiretrovirale e il 90% delle persone in trattamento con una carica virale non rilevabile.

Infine, ma non per ultimo: cosa vogliamo dal futuro? La CURA. Sì, è essenziale trovare una cura per eradicare l’infezione una volta per tutte: c’è da fare! 

 

Pubblicato sul numero 20 de La Falla – dicembre 2016

 

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