INTERVISTA A GIOVANNI MUNARI

di Andrea Cioschi

 

Illustratore, graphic designer, regista e animatore, incontriamo Giovanni Munari, autore del poster nel didietro di questo numero de La Falla. Con stile lucido e visionario, Giovanni cattura stimoli e ispirazioni da contesti solo in apparenza lontani, fondando universi narrativi sempre inediti. Ama definire la propria vita “un mix tra Don Matteo, Le ragazze di piazza di Spagna, Shameless e Transparent“.

Nel poster che hai realizzato per La Falla tra i due ragazzi si innesta l’elemento vegetale. Che cosa rappresenta per te questa iconografia?

La pianta è l’immagine del loro sentimento, o della loro relazione/unione.

I corpi che rappresenti sono sempre molto vicini alla classicità: proporzionati, snelli, plastici, rimandano a una sorta di “perfezione”. È importante per te la perfezione del corpo?

No, non è importante, è solo utile. I personaggi che disegno sono nudi e “perfetti” perché diventino ideali astratti e universali, essendo appunto nell’immaginario visivo occidentale da molto tempo. La bellezza, oltre ad essere rasserenante, è da sempre un buon artificio retorico. In realtà vorrei che l’osservatore si immedesimasse in quello che vede, anche per questo spesso li disegno senza volto. Ho provato a ritrarre anziani ma, anche se a me piacciono di più, non avevano lo stesso effetto sul mio pubblico, così ho cambiato soggetto e sono passato ai “bonazzi”.

Che rapporto hai col tuo corpo?

Ogni tanto ci parliamo, ma è lui ad ascoltare me, mentre dovrebbe essere il contrario. Quindi, quando finalmente prende la parola, è impossibile non esaudire le sue richieste. Stiamo lavorando per avere una relazione più costruttiva. Ti faremo sapere, se vuoi.

Ti definisci un attivista LGBT?

Mi sento un attivista nel privato e nel quotidiano. Sono dichiarato a casa e sul lavoro da 15 anni. Il resto del tempo direi che sono “passivista” LGBT ma mi piacerebbe molto avere un ruolo partecipativo nella comunità. Magari in futuro lo troverò.

Come si sposa l’attivismo con la tua arte?

L’attivismo e la mia arte in realtà non si sposano, finora hanno una avuto solo una serie di rapporti occasionali, ma spero continuino a frequentarsi. Li vedo bene insieme. Devo dire che è quasi stato più naturale fare coming out come gay che come artista per me. Ancora adesso penso di fare illustrazioni, non “Arte”. Ma mi lusinga che tu la chiami così.

Una caratteristica che mi ha colpito molto nei tuoi lavori è la visionarietà, molto libera, la capacità di fondere universi apparentemente lontani in un’immagine onirica, quasi lisergica. Quanto è influente questo aspetto nel tuo processo creativo?

Un mio amico una volta ha detto che, un po’ stile Obelix, da piccolo sono caduto in un calderone di MD. Forse ha ragione, io non ricordo. Non so parlarti del mio processo creativo. Mentre disegno la mente si sblocca e si attiva. E a volte raggiungo uno stato di concentrazione e lucidità che mi permette di avere delle “illuminazioni”. Posso riassumere solo così. Ma non uso droghe nel processo, se è questo che intendi.

Quanto ce l’hai lungo?

Ahahahaha!!! Non lo so, vuoi misurarlo?

E a che pianta assomiglia?

All’albero della cuccagna!

 

Pubblicato sul numero 19 de La Falla – novembre 2016

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