SESSO: OLTRE IL VIRUS!

falla19di Giuseppe Rutigliano

Tu faresti sesso con una persona sieropositiva? Ribaltiamo la domanda, ponendola ad una persona con HIV: quante volte ti sei sentita/o sessualmente rifiutata/o dopo aver dichiarato il tuo stato sierologico?

Uno degli aspetti più diffusi dello stigma inerente l’HIV e il sesso è il timore dell’infettività, ovvero di trasmettere/ricevere il virus, soprattutto nei contesti in cui scarseggia l’informazione. La sessualità è uno degli aspetti fondamentali della nostra vita di persone sessualmente attive e il rifiuto a causa dello stato sierologico è una forma di discriminazione. Ma è fondato questo timore? Ovviamente bastano le parole “sesso sicuro” a dissipare ogni paura, ma oggi grazie ai progressi della medicina abbiamo anche altri strumenti che possono essere affiancati alle pratiche safer sex. Uno di questi è la cosiddetta TASP (che significa, alla lettera, trattamento come prevenzione).

Cos’è la TASP? Sempre più studi scientifici hanno confermato che le persone HIV+, seguite regolarmente dal proprio medico, che assumono i farmaci con continuità secondo le prescrizioni hanno la carica virale (cioè la quantità di virus nel sangue) “non rilevabile” e quindi hanno scarse possibilità di trasmettere il virus ai/alle partner. Cosa vuol dire nello specifico? Significa da un lato avere una carica virale nel sangue, nello sperma e nelle secrezioni vaginali talmente bassa da non essere rilevabile dagli strumenti di rilevazione e dall’altro le possibilità di trasmissione dell’infezione durante il rapporto sessuale sono bassissime.

Le linee guida attuali del Ministero della Salute suggeriscono infatti di iniziare il trattamento antiretrovirale precocemente, sia perché riduce gli effetti del virus sul corpo, sia perché si è dimostrato un buon strumento di prevenzione all’HIV. Ovviamente è bene ribadire due cose: che la TASP da sola non protegge da tutte le infezioni sessualmente trasmissibili e quindi è raccomandabile usare sempre il profilattico o il femidom (il preservativo femminile); che la TASP non è una cura in quanto il virus non viene eradicato dal corpo, ma viene tenuto “addormentato”.

Se da un lato il trattamento antiretrovirale ha permesso un miglioramento quantitativo e qualitativo della vita delle persone con HIV, dall’altro permane, nelle tasche della società meno informate, l’immagine della persona sieropositiva come persona “malata” e “contagiosa”, soprattutto quando si parla di sesso. Quante persone con HIV con carica virale non rilevabile, avendo dichiarato il proprio stato sierologico, si sono sentite rifiutate prima di un rapporto sessuale anche con preservativo? Quante persone in TASP hanno avuto difficoltà a dichiarare il loro stato sierologico prima o dopo un rapporto sessuale, benché protetto? È ora che una persona sieropositiva possa vivere una vita “oltre il virus” non solo sul piano della salute ma anche sul piano sociale e sessuale, poiché la sessualità è un diritto che va aldilà dello stato sierologico. È ora che una persona, se lo vuole, possa dichiarare liberamente il suo essere HIV+. È ora che la domanda “tu faresti sesso con una persona con HIV?” suoni, più o meno, come “tu faresti sesso con una persona?”.

Pubblicato sul numero 19 de La Falla – novembre 2016

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