LET’S SPEAK UP ABOUT CHEMSEX! – Intervista a David Stuart

chemsexdi Andrea Cioschi

Gender Bender 2016 ha portato in Italia, in anteprima nazionale, il documentario CHEMSEX di William Fairman e Max Gogarty, prodotto da Vice a cui è seguito un incontro curato da Cassero Salute con ospiti Marco Falconieri (La Carovana onlus), Salvatore Giancane (medico del SERT di Bologna) e Giuseppe Rutigliano (Cassero Salute). Nel film, un ruolo centrale è dedicato all’azione di 56 Dean Street – il servizio compreso nel Chelsea & Westminster hospital NHS Foundation Trust che si occupa di salute e benessere sessuale a Londra – attraverso le parole di David Stuart che ne è direttore, ricercatore e curatore dei programmi sul benessere. Abbiamo chiesto a David di approfondire l’operato di 56 Dean Street ed alcune tematiche rilevanti circa il ChemSex.

Nel documentario CHEMSEX vediamo quanto il vostro lavoro a 56 Dean Street sia focalizzato, tra le altre attività, sul ChemSex. Puoi dirci qualcosa circa l’approccio che adottate?

56 Dean Street è un servizio per la salute e il benessere sessuale a Soho, Londra. Crediamo che la salute sessuale sia qualcosa di più vasto che semplicemente testare le persone per le infezioni e prescrivere farmaci; crediamo si tratti invece di supportare le nostre comunità e gli individui londinesi affinché riflettano sulle loro vite sessuali e sentimentali, si sentano correttamente informati e si dedichino al sesso e alle relazioni per cui provano piacere con fiducia e rispetto per il proprio benessere così come per i loro amanti, amici e comunità. Molte persone nelle nostre comunità usano sostanze per il sesso; molte di loro non lo vedono come un “problema con la droga” o come un “problema di dipendenza”. Quindi molti di questi uomini sono riluttanti a vertical-dspresentarsi o a chiedere l’aiuto dei servizi per le dipendenze. Il nostro approccio a 56 Dean Street è non essere giudicanti ma supportare i nostri pazienti che sperimentano una vita sessuale povera quando coinvolge le sostanze, ed inoltre fornire uno spazio protetto dove possano parlare delle loro vite sessuali e sentimentali e del ruolo che le sostanze assumono in questi aspetti delle loro vite. Molti soffrono per i rifiuti sessuali che ricevono online perché sono troppo “effeminati”, non sono “abbastanza sexy”, non hanno corpi perfetti, o per i rifiuti a causa del loro background etnico. Molte persone sperimentano preoccupazioni per lo stigma legato all’HIV o si sentono sotto pressione perché devono “offrire buon sesso”. Molti altri si ritrovano esposti alle tentazioni o agli inviti ad usare sostanze, anche quando non lo vogliono. I nostri servizi di aiuto per il ChemSex forniscono uno spazio per i gay londinesi per discutere questi problemi, trovare modi per migliorare la loro vita sessuale, ridurre qualunque danno si possa presentare; inoltre sviluppiamo anche piani per la cura insieme a coloro che desiderano mettere in atto dei cambiamenti alla propria vita sessuale e all’uso delle sostanze.

Come venite contattati?

Chiunque si trovi a Londra può semplicemente entrare nel nostro Servizio di supporto per il ChemSex, in certi orari, tre volte la settimana senza appuntamento, fare una chiacchierata informale sul ChemSex e noi cerchiamo di fare il nostro meglio per aiutarlo. Abbiamo anche risorse online e video per aiutare le persone che per qualunque motivo non possono venire in clinica o che vivono in altre città o paesi.

Quali sono per te le cose più importanti da sapere per una persona che voglia avere un’esperienza col ChemSex?

La cosa più importante che tutti devono sapere quando si propongono di usare sostanze per il sesso è che bisogna essere informati. Avere informazioni sulle sostanze e sapere come usarle in sicurezza è estremamente importante. I chem (crystal metanfetamina o crystal meth, mefedrone e GHB/GBL) per essere assunti in sicurezza richiedono una serie di abilità e destrezze molto più particolari che non, gb_logo15_colorprobabilmente, l’ecstasy o l’MDMA o la cocaina. I danni sono più severi e la possibilità che insorgano dipendenze psicologiche coi chem è più alta. I rischi in cui incorriamo circa il safer sex possono essere maggiori e come uomini gay molte delle nostre comunità sono colpite in modo sproporzionato da HIV e dalle altre infezioni a trasmissione sessuale. Un’altra cosa importante sarebbe avere una buona conoscenza dei nostri bisogni sessuali ed emotivi, così come delle nostre vulnerabilità: questo renderebbe molto meno probabile l’insorgenza di problemi coi chem. Avere un buon equilibrio tra le attività sociali non sessuali e “da sobri” ed il ChemSex è importante. Anche un buon equilibrio tra il sesso “da sobri” e il ChemSex è importante affinché non si sviluppi una dipendenza psicologica (ad esempio, avere bisogno dei chem per fare sesso, rispetto a scegliere i chem per fare sesso). E assicurarsi che il nostro divertimento col ChemSex non interferisca con le nostre vite e hobby, col tempo che passiamo coi buoni amici o le famiglie.

Pensi che la comunità LGBT sia esposta al rischio di una diversa, forse anche più dura, forma di discriminazione determinata da come il ChemSex viene raccontato dai media?

Le storie giudicanti e spaventose sui giornali o online certamente non aiutano riguardo alle esperienze di omofobia sociale o stigma che gli uomini gay già affrontano. Avremmo l’opzione di non parlare affatto del ChemSex, mettendolo sotto il tappeto e ignorando il vero impatto che sta avendo sulle nostre comunità in giro per il mondo. Questo sarebbe sicuramente più facile e ci metterebbe al riparo da molto stigma, preservandoci da alcune inchieste dei media. Ma come sappiamo dalla campagna di Act Up degli anni ’80, “Silence=Death”, “Silenzio=Morte”. Ci sono molti uomini gay che hanno difficoltà col ruolo che il ChemSex o il PnP [“Party and Play”, dove “Party” sta per chem, sostanze, e “Play” sta per “sesso”, ndr] stanno giocando nelle nostre vite e sarebbe un errore ignorarlo. Un errore stare in silenzio. Chi è in difficoltà per il ChemSex ha bisogno che noi ne parliamo, che ne rimuoviamo la vergogna, che lo tiriamo fuori dalle ombre silenti della vergogna. Ha bisogno del nostro aiuto, ha bisogno del dialogo e dell’azione della nostra comunità. Ancora, se ne parliamo ci saranno persone disgustose e scortesi che giudicano i consumatori di droga o che giudicano il sesso gay o che creano titoli stigmatizzanti. Anche all’interno delle nostre comunità. Nulla di tutto ciò è una novità. Le inchieste stigmatizzanti dei media sull’AIDS negli anni ’80 ebbero un impatto terribile su molti di noi. Ciò che possiamo fare è assumere il controllo del discorso: indipendentemente da cosa possono dire le inchieste sgradevoli, dobbiamo discutere di ChemSex e dei problemi ad esso collegati, apertamente, senza vergogna o paura dello stigma; abbiamo bisogno di parlare di ChemSex con amore e comprensione, con un’attenzione alle complessità che ne sono alla base. Abbiamo bisogno di parlarne ricordando che siamo una comunità orgogliosa e resiliente che ha un’abbondante esperienza con lo stigma, una comunità che è uscita dalla traumatizzante epidemia di AIDS forte e orgogliosa. Una manciata di titoli violenti sul ChemSex non ci distuggerà. Siamo gay. Siamo orgogliosi. Siamo meglio di tutto ciò. Possiamo far sentire la nostra voce sul ChemSex, essere compassionevoli a riguardo e mai – mai! – temere lo stigma provocato da persone ignoranti a cui non importa di noi o media che giudicano cose di cui non capiscono nulla.

Per saperne di piùgender-bender-poster

Trailer ufficiale del film

Il programma completo di Gender Bender 2016

Il sito ufficiale di Gender Bender

56 Dean Street

 

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