Una solitudine controversa: rileggere Radclyffe Hall

radclyffe-hallbigdi Irene Dioli

Alla vigilia delle due giornate dedicate da Gender Bender Festival alla scrittrice lesbica Radclyffe Hall (venerdì 4 novembre, ore 15.30 in Via Cartoleria 5, la presentazione della mostra del fondo librario Radclyffe Hall donato alla Biblioteca del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne; sabato 5 novembre, ore 10, la giornata di studi in Salaborsa), abbiamo intervistato due docenti universitarie: Maria Micaela Coppola (Università di Trento), già in passato ospite di Gender Bender, e Rita Monticelli (Università di Bologna), del comitato organizzatore.

 

Maria, ci puoi dire qualcosa sul tuo intervento al convegno di sabato mattina?

Se pensiamo a Radclyffe Hall ci viene in mente Il pozzo della solitudine e, probabilmente, niente altro. Almeno così è stato a lungo per me. Tuttavia, sfogliando altre opere di Hall ho scoperto una scrittrice dai volti molteplici. Nel mio intervento mi piacerebbe esplorare queste sfaccettature e scardinare il binomio Hall-solitudine, intesa sia come romanzo sia come condizione esistenziale. Infatti, il resto della sua opera (altri sette testi narrativi, cinque volumi di poesie, più uno postumo, e canzoni, alcune popolari all’epoca) ci permette di tracciare un quadro più completo di questo personaggio. Ad esempio, vorrei citare l’ultima strofa della poesia che dà il titolo al mio intervento, “The Wanton” (pubblicata postuma nel 1948), tradotta con “La scapestrata” da Mimi Oliva Lentati (ringrazio Nerina Miletti e un suo articolo pubblicato su Quir nel 1994 di avermela fatta conoscere):

Mi chiamano scapestrata! Che possono sapere
Della via che prendemmo e la notte che era,
E il senso che tanto giusto fosse
Abbracciarci là, baciarci là,
Timorosi di ciò che avremmo là perduto?
Oh, confusa io sono, cattiva io sono,
E tuttavia così stupendamente lieta io sono!

La scapestrata che osserviamo in questi versi dichiara di essere innamorata e lo fa con sfrontatezza, senza timori, e anzi con gioia: ben lontana, quindi, dal “pozzo della solitudine” al quale si condanna la protagonista Stephen Gordon per puro spirito di sacrificio. Radclyffe Hall, inoltre, non era sola nemmeno dal punto di vista esistenziale: scelse di fuggire all’estero in una sorta di esilio volontario, ma frequentò i salotti letterari e fu al centro di un triangolo amoroso con Una Troubridge e Evguenia Souline. Le lettere alla giovane amante ci fanno intravedere una donna ben più passionale della Hall che ci guarda, severa e austera, dalle fotografie dell’epoca, o più moderna della Hall conservatrice, che si convertì al cristianesimo e che espresse nei propri romanzi una visione profondamente cattolica della sofferenza.

Allargando ora lo sguardo a questi due giorni, chiediamo alla Prof.ssa Rita Monticelli: che cosa ci può raccontare della genesi di questo evento?

Le giornate dedicate alla scrittrice nascono da una donazione di volumi appartenuti a Radclyffe Hall alla biblioteca del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture moderne dell’Università di Bologna. Si è così  colta  l’occasione per creare una sinergia tra la biblioteca del Dipartimento, il progetto europeo Marie Curie GRACE (che include un dottorato), il Master of Arts GEMMA sugli studi di genere, il festival Gender Bender e la biblioteca Salaborsa. Il fondo consta di circa 138 volumi appartenuti a Radclyffe Hall e alla sua compagna di lunga data, la scultrice e traduttrice Lady Una Troubridge (vissero insieme dal 1917 fino alla morte di Radclyffe Hall nel 1943). I volumi spaziano dai classici delle sorelle Brontë a testi storici sul mondo dei faraoni e le dimore storiche inglesi, da romanzi di letteratura lesbica alla letteratura fantastica. Di particolare interesse vari volumi delle lettere di Robert Browning, ad uno dei quali è acclusa una lettera manoscritta dello stesso autore. Le giornate dedicate allo studio di questa scrittrice apertamente lesbica, contraddittoria, accettata e discriminata ad un tempo, vogliono riflettere sulla possibile/impossibile attualità del suo lavoro, mettendo insieme studiose e studiosi provenienti da diverse aree di ricerca e diversi spazi della città: perché questi incontri vorrebbero anche  e soprattutto testimoniare della necessità di essere insieme contro le discriminazioni.

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Torniamo a Maria Micaela Coppola con una domanda più personale. Non dimenticherò mai mia mamma che scopre la mia piccola biblioteca lesbica di quindicenne, prende in mano Il pozzo della solitudine e dice: “non vorrei che questi libri ti illudessero che la strada che hai scelto è tutta rose e fiori…”! Chi ha letto il libro sorriderà di sicuro, perché quest’opera, la più conosciuta di Radclyffe Hall e per molto tempo uno dei pochissimi romanzi a tematica lesbica in circolazione, appartiene ad un immaginario di tristezza, isolamento e senso di colpa per diversi aspetti giustamente, e fortunatamente, superato. Ci puoi raccontare il tuo rapporto con il personaggio e l’opera di Radclyffe Hall? Che significato possono avere per il pubblico contemporaneo?

Sì, in effetti tua mamma, da questo punto di vista, si sarebbe dovuta tranquillizzare nel vederti con queI romanzo in mano! Il mio percorso è stato l’opposto: io sono arrivata molto tardi a Il pozzo della solitudine, perché la sua fama di essere, come dici bene tu, l’espressione di un immaginario di tristezza e senso di colpa mi ha fatto rifuggire da questo testo per molto tempo. L’ho riscoperto, anzi, direi scoperto, in tempi relativamente recenti e questo forse mi ha permesso di leggerlo con più distacco, di contestualizzarlo e di mettere da parte tutto ciò che del romanzo sapevo, o credevo di sapere, prima ancora di averlo letto. Anche la critica letteraria femminista e lesbica sta riscoprendo Il pozzo della solitudine e, con esso, Radclyffe Hall, e ne sta evidenziando l’attualità: temi quali l’identità butch-femme, l’esperienza di vita delle lesbiche in una società omofobica o il coraggio  di vivere e amare contro le convenzioni sociali possono essere di grande interesse per lettrici e lettori contemporanee/i. Tale opera di ‘attualizzazione’ potrà avere nuovo impulso, qui in Italia, grazie al progetto di Fandango Libri, che intende ripubblicare tutte le opere di Hall (hanno iniziato col romanzo La sesta beatitudine) in una nuova traduzione (non dimentichiamoci che leggiamo Il pozzo della solitudine in una versione italiana molto datata). Certo, credo che Radclyffe Hall (nata nel 1880 e deceduta nel 1943) sia figlia della sua epoca, e che la sua opera sia lo specchio della società inglese e occidentale dei primi decenni del Novecento: in questo senso, non considero Hall e la sua opera ‘moderne’. Tuttavia, per i motivi e per le contraddizioni di cui sopra, credo che nella lettura dei suoi testi le lettrici e i lettori moderni possano trovare numerosi spunti di riflessione.

 

gender-bender-posterPer saperne di più

Presentazione della mostra 

Il programma della giornata di studi in Sala Borsa

Il programma degli incontri di Gender Bender 2016

Il programma completo di Gender Bender 2016

Il sito ufficiale di Gender Bender

 

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