SEI UNA TROIA!

di Andrea Cioschi

Dal sagrato della chiesa ai social network, nessun* di noi è risparmiat* dall’implacabile “onta della sgualdrina”. È il cosiddetto slut-shaming e si sconfigge in un solo modo: rivendicando il sacrosanto diritto all’autodeterminazione dei nostri corpi e delle pratiche che ci danno piacere.

In principio era la gnocca il problema. Non la potevi far vedere, non ci potevi infilare nulla di diverso dall’uccello di tuo marito, non la potevi dare. Se facevi una o più di queste cose, arrivava implacabile il giudizio divino e la sciabolata della morale: “Sei una troia!”. Il fenomeno dello slut-shaming non è certo una novità e le sue origini si perdono all’alba dei tempi. Inizialmente si rivolge alle donne, colpevoli di vestirsi in modo provocante, di fare sesso fuori dal matrimonio o da una relazione stabile, di avere più partner a letto, magari contemporaneamente. Se sei donna, si sa, non puoi disporre liberamente della tua figa, sia per il piacere sia per le scelte riproduttive. Ma l’odio maschilista non si ferma qui: se per caso qualcuno la tua figa se la prende con la forza non è certo uno stupratore ma sei tu che l’hai “invogliato”, “provocato”, che “te la sei cercata”. Insomma, il retropensiero malcelato è sempre “Sei una troia!”.

Storia vecchia? Non direi, visto che in molti paesi del mondo le leggi proteggono più gli stupratori delle loro vittime e soprattutto visto che nell’era dei social la nefasta pratica dello slut-shaming non solo ha trovato nuove modalità espressive, ma ha esteso il proprio raggio d’azione in ambiti nuovi. Qualche esempio: il giorno dopo aver mollato il tuo uomo vai a letto con un altro e pubblichi una foto in cui fate colazione nudi tra le coperte? “Sei una troia!”; vivi in una relazione aperta e scopi con più persone? “Sei una troia!”; ti piace fare sesso di gruppo? “Sei una troia!”; frequenti luoghi d’incontro occasionale o locali con dark room? “Sei una troia!”; poliamorosa? “Sei una troia!”; pansessuale? “Sei una troia!”; single per scelta? “eh vabbè, dai, dici così solo perchè in fondo… sei una troia!”; una sveltina in ascensore? “sei proprio una gran troia!”. L’elenco non finisce mai. Tutti i comportamenti che si discostano dal rigido modello della coppia stabile, magari ufficializzato in matrimoni o pseudo-tali, sono passibili di questo pesante giudizio morale, che ormai è diventato assolutamente trasversale, sia per le vittime sia per gli/le inquisitori/trici. Non si salvano nemmeno le persone dichiaratamente asessuali, perchè proprio non possiamo farci una ragione del fatto che esistano, e dunque “l’asessuale non esiste”, “mente per nascondere la sua vita sessuale” e “scopa di nascosto” perché “in fondo in fondo è una troia!” – incredibile, ma vero.

Tutto questo non si riduce a bagarre e catfight online, purtroppo. Lo slut-shaming non solo offende, riempie d’odio e marginalizza chi lo subisce, negando il principio basilare secondo cui ognun* può disporre liberamente del proprio corpo e soprattutto ha il diritto di provare piacere come preferisce nonché di vivere una vita sessuale libera e il più possibile liberata, ma è direttamente responsabile di moltissimi casi di bullismo e suicidio, soprattutto nella popolazione più giovane, senza distinzioni di genere od orientamento. Nessun* di noi è al sicuro, la spada di Damocle della contemporanea Bigotta Inquisizione è sempre pronta a colpire. Allora, vediamo di capirci una volta per tutte. Vado a letto con chi mi pare. Godo come e quanto e con chi mi pare. L’uccello lo infilo dove dico io e non dove dice la “morale comune”, il “buon gusto”, “la decenza”, “il decoro”, il parroco, il senatore o la candidata sindaco. E nella mia figa o nel mio buco del culo sono libera di infilarci o meno – a maggior ragione se a scopo ludico e ricreativo, ma senza dubbio anche a scopo riproduttivo – quel che più mi pare e piace, perché quella figa o quel culo sono miei e il mio corpo non è di nessuno tranne che mio. “Che discorsi del cazzo, dici ‘ste cose perché in fondo sei solo una troia!”. Ebbene si. E ne sono FIERA.

Pubblicato sul numero 16 de La Falla – giugno 2016

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