INTERVISTA A Marco B Bucci

di Elisa Manici

Il poster di questo mese è disegnato da un artista della nostra scuderia, Marco B Bucci, illustratore, fotografo e sceneggiatore. Modenese 34enne, trapiantato a Bologna dal 1999, ha alle spalle una moltitudine di mostre personali e di lavori nel campo dell’editoria.

Cosa rappresenta l’immagine è chiaro: un’orgia megagalattica. Vorrei sapere di più sulla tua scelta di disegnare questi personaggini tutti uguali.

Volevo veicolare il concetto che nella diversità delle nostre pratiche sessuali, nella nostra singolarità, siamo comunque tutti “ugualmente unici”, quindi uguali. Per farlo sono ricorso agli “antropomorti”, creaturine di mia invenzione simili al piccolo popolo, che ai miei occhi non hanno alcuna declinazione di genere.

Non ho mai avuto curiosità nel disegnare gli esseri umani, ho invece cominciato quasi mio malgrado a tratteggiare queste creature che si spacciano per umane ma che non le saranno mai.

E il claim cosa significa?

È un riferimento scherzoso (willy in slang inglese significa pene, ndA) a Where’s Wally, una serie di libri per bambini dell’illustratore Martin Handford, in cui tutte le immagini presentano una quantità esorbitante di personaggi in cui si mescola il personaggio che il bambino è chiamato a trovare. È una ricerca dell’individuo nella moltitudine che confonde e lo nasconde. Nel mio disegno “trovare Willy” significa cercare il soggetto dell’illustrazione, un pene, in un’immagine in cui invece non c’è. Potrebbero averlo tutti, o potrebbe non averlo nessuno, all’insegna della totale fluidità di genere. A me piace l’idea di contemplare tante possibilità, e a volte più devi rappresentare, più devi togliere.

Sei eclettico, ti esprimi attraverso forme d’arte diverse: in base a cosa scegli un medium in particolare?

Ho la sindrome del racconta storie, tutti i miei progetti raccontano qualcosa. Faccio molta fatica a lavorare coi concept, legati a idee singole/semplici, invece finisco sempre a parlare di storie. Nella mia idea di narrazione ci sono due filoni principali: le mie storie per un occhio adulto tendono ad assumere il modo con cui gli adulti vedono la realtà, che è più simile alla fotografia. Invece quando faccio cose legate al mondo ragazzi, dell’infanzia, o anche degli adulti che vogliono (ancora) vedere con quella chiave il mondo, allora scelgo l’illustrazione.

Poi a volte, come in questo caso, i disegni sono per adulti, ma adottano il mio modo di rappresentare con questo medium, come se fossero per l’infanzia.

Su cosa stai lavorando ora?

A un progetto ancora top secret insieme a Jacopo Camagni. Ritorno alla sceneggiatura di fumetti per una storia destinata ai giovani adulti. È un’avventura e assomiglia a un romanzo di formazione, che è il mio genere al 100%.

Per quanto riguarda la fotografia, sto lavorando a un libro che fonde la scrittura di brevi fiabe con la fotografia di luoghi molto inaccessibili in montagna e con l’illustrazione. Miguel Guercio disegna le creature di cui io parlo nelle fiabe, direttamente sulle/nelle foto che ho scattato: è un intreccio di mezzi espressivi.

 

Pubblicato sul numero 15 de La Falla – maggio 2016

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