Se fai la brava ti mando in collegio!

di Irene Dioli

Da Saffo in poi, il collegio è una classica ambientazione dell’immaginario lesbico. Il tiaso dove fanciulle di buona famiglia raffinavano i propri talenti in preparazione alla vita futura è un tòpos che ritroviamo in forma letteraria, cinematografica e di manga/anime.

In ambito letterario, la pietra miliare del genere è Thérèse e Isabelle di Violette Leduc, pubblicato in forma censurata nel 1966 e solo nel 2000 in versione integrale (adattamento filmico nel 1968). Ambientato in un collegio della provincia francese degli anni Venti, il romanzo racconta la scoperta del piacere attraverso la voce narrante di Thérèse; una passione-meteora declinata in toni mistici e febbricitanti, una separazione incombente e nessun senso di colpa.

È ambientato in Canada The wives of Bath di Susan Swan (1993), noto al pubblico anglosassone nell’adattamento cinematografico Lost and delirious (2001) e allo sfortunato pubblico italiano nell’infame traduzione L’altra metà dell’amore. Qui troviamo una quindicenne orfana di madre, che per comodità chiameremo Cenerentola, spedita in collegio da un padre distratto e una matrigna non proprio benevola. Timida e ingenua, Cenerentola sarà testimone e narratrice dell’appassionata storia d’amore fra le due compagne di stanza, storia ostacolata dallo stigma sociale e famigliare. Pur non mancando di appeal estetico, la storia non va oltre uno stereotipato intreccio di normalizzazione, in cui una delle due amanti fa disciplinato ritorno nell’alveo dell’eterosessualità, mentre l’altra (lesbica uguale pazza) sfida il principe azzurro in un duello a scherma e poi si butta giù da un tetto.

Fra divise, sospiri e occhioni luccicanti, le ambientazioni collegiali si sprecano nel genere yuri, corrente del fumetto giapponese caratterizzata dalle relazioni omoerotiche fra ragazze. Qui ricordiamo due super-classici, Caro fratello (1975, anime 1995) e Strawberry panic! (2005). In entrambi i casi la protagonista/voce narrante è un’innocente studentessa alle prese con una nuova scuola, l’incontro con personaggi misteriosi quanto conturbanti e le proprie ridotte capacità mentali: basti pensare che il primo episodio vede Nanako (CF) in grave difficoltà nello scendere dall’autobus e Nagisa (SP!) incapace di raggiungere la propria scuola e in generale di fare dignitosamente fronte a circostanze perfettamente normali. Proprio in questi momenti, le nostre eroine incontrano i futuri oggetti del desiderio: Nanako riesce così a scendere illesa dall’autobus grazie al rassicurante abbraccio di Rei (detta Saint-Just, ma reincarnazione iconografica di Lady Oscar), mentre Nagisa, causa bacio sulla fronte dall’algida Shizuma (reincarnazione iconografica di Sailor Star Healer), perde conoscenza e si risveglia in infermeria. Fra amori ricambiati e non, competizione, intrighi, dipendenza da alcol e farmaci, segreti di famiglia, suicidi e ogni sorta di dramma (lesbica uguale pazza), le protagoniste faranno un passo verso l’età adulta: Nanako attraverso la perdita della tormentata Rei, Nagisa con la conquista della sfuggente Shizuma. Trent’anni fra un’opera e l’altra non sono passati invano e Strawberry panic! ci regala il Sacro Graal dell’immaginario lesbico: l’happy ending!

 

Pubblicato sul numero 10 de La Falla – Dicembre 2015

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