WE ARE FAMILY – Difendiamo i bambini. Dall’omofobia.

 

Di Davide Conzatti

L’infanzia appartiene a tutti, poiché tutti siamo stati bambini; abbiamo corso nudi, toccato i nostri corpi e riso insieme di ogni scoperta – finché non è sceso dall’alto un coltello invisibile a dividerci in tanti pezzi: da questa parte i maschietti, da questa le femminucce, di qua gli ambigui, di là le minacce per la specie, e così via. Quelli più vicini al taglio inflitto sono stati privati dei loro ricordi e ora se ne vanno per il mondo rivendicando l’eredità del coltello e un diritto a dividere in pezzi l’umanità, separando secondo il loro giudizio ciò che è “naturale” da ciò che è “contro natura”; come se l’omosessualità fosse un fenomeno causato dalla società e che la società stessa potesse reprimere, quando l’unico, vero fenomeno sociale da combattere è la discriminazione. “Difendiamo i nostri figli” è il nome del comitato ideato da Massimo Gandolfini, neurochirurgo, promotore del family day dello scorso giugno a Roma, nonché fiore all’occhiello dell’ultimo convegno a Milano in difesa della famiglia naturale, partorito il 17 ottobre scorso da Regione Lombardia e sostenuto da Lega Nord e Manif Pour Tous, le Sentinelle francesi: “Nutrire la famiglia per nutrire il futuro – Tutela e rilancio del ruolo della famiglia per la società del domani”. Incontro che è stato tenuto blindato per chiudere fuori i giornalisti ed eventuali sommosse e il cui esito finale pare sia l’istituzione di un numero verde anti-gender, S.O.S Famiglia. Costretti dal progresso ad abbandonare le ormai obsolete allusioni alla pedofilia si sono avvinghiati con tutte le forze al loro piccolo presepe, per proteggere un modello di famiglia “giusta” e ciò che vi è al centro: i figli.

Ma la vita stessa, come insegna la storia, sotto il nome di scienza o di madre natura o di qualche dio, provvederà affinché l’omosessualità e l’intersessualità non si estinguano, mai: tra quei bambini che loro si ostinano a voler difendere ci sono anche i futuri gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, per quanto il teatro della loro nascita e della loro crescita possa assomigliare a quel presepe, a quella finzione eteronormativa cara alla società. Perciò continuino pure a brandire il coltello, a dividere, a selezionare, a intagliare una capanna sacra che protegga solo un’utopia, un vuoto, un nulla: la loro paura.

Se veramente volessero difendere i bambini non marcerebbero contro il loro futuro, non sequestrerebbero i libri dalle scuole, non rinnegherebbero diritti umani; non li terrebbero lontani dalla vita, prigionieri di una censura, di una bugia, di un preconcetto. Insegnerebbero loro l’amore, la libertà d’essere e l’uguaglianza nelle diversità, principi che due genitori dello stesso sesso, così come una coppia eterosessuale, sono perfettamente in grado di trasmettere. La vera rivoluzione inizierà con i più piccoli, quando verrà loro concesso di correre tutti insieme, senza che incomba sulla loro felicità il coltello della paura, minacciando di dividerli, ancora e ancora.

Pubblicato sul numero 9 de La Falla – novembre 2015

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