MASTICANDO AL BUIO – CAPITOLO 7

di Marco B. Bucci

 

Negli episodi precedenti abbiamo scoperto che Ester ha due figli che vivono da soli. Riccardo è gay, Matteo è etero. Ester si è innamorata di Anna, un’amica lesbica di Riccardo, e Matteo sta ospitando Fede, una ragazza trans che era il suo migliore amico d’infanzia. Da quando però Riccardo è stato lasciato da Antonio qualcosa non va in lui. Sembra un’altra persona, tanto che tutti stentano a riconoscerlo. La situazione si fa sempre più tesa fino a quando Riccardo viene visto aggredire Antonio in un locale del centro.

 

Antonio si gettò in un’ombra come fosse un’uscita di emergenza dalla realtà. Si rannicchiò in essa così stretto, tra il muro e il fianco della macchina, da sentire il suo corpo magro e pallido sul punto di spezzarsi. Gli occhi non erano più velati di pianto, le lacrime di paura e rabbia erano cadute all’inizio della corsa. Il centro storico di notte era ancora pieno di gente, ma lui era sfrecciato in mezzo a loro senza aver il coraggio di fermarsi e chiedere aiuto. Gli sembrava di essere in un incubo: ogni volta che si voltava lo vedeva qualche metro dietro, vestito elegante e senza una goccia di sudore, mosso da un passo veloce e inarrestabile. Scivolava fluido tra le persone come se fosse liquido, mentre lui rischiava di schiantarsi contro qualcuno ad ogni svolta. Antonio era una lepre braccata, Riccardo, il suo ex, un grande felino in cerca di divertimento. Dopo l’aggressione di poco prima al Camera a Sud, Antonio aveva cercato di concludere in un modo dignitoso l’appuntamento con il tizio conosciuto su internet, ma ormai il danno era fatto. La scenata di Riccardo gli aveva definitivamente rovinato la serata. Era stato solo dopo, nel tragitto a piedi verso casa, che si era accorto di essere seguito. Avevano parlato e discusso ancora, Antonio aveva persino minacciato di chiamare la polizia, ma poi Riccardo aveva alzato le mani provando a baciarlo di nuovo con la forza. Lì era iniziata la corsa e nell’ombra di quel vicolo, infine, si era conclusa. Riccardo entrò nella stradina deserta con passo calmo. Antonio si tappò la bocca con entrambe le mani per ammutolire il suo respiro affannato. Non sapeva di cosa, ma aveva paura. Nel buio tra un lampione e l’altro ci fu un gran silenzio, poi un fruscio e una mano forte e decisa lo sollevò tirandolo per il gomito. Antonio urlò e venne baciato all’istante. Il contatto tra loro fu così violento che il ragazzo, notevolmente più minuto, fu costretto ad aggrapparsi al suo assalitore. Antonio, dopo averli istintivamente chiusi, riaprì gli occhi come a dover ricontrollare che quello fosse veramente Riccardo. Non l’aveva mai baciato così, non l’aveva mai sentito così disperatamente bisognoso di lui. La tenerezza delle sue labbra, il corpo che tremava di paura mentre lo teneva stretto a sé, le punte delle dita così goffamente aggrappate ai suoi capelli. Nel sapore di quel bacio Antonio sentì allontanarsi il litigio dentro a Camera a Sud, vide come frutto della sua fantasia il terribile inseguimento per le vie del ghetto ebraico e infine sentì qualcosa di nuovo nel contatto bagnato delle loro lingue. Quando Riccardo si staccò da lui fu Antonio a cercare nuovamente le sue labbra, e la passione che riversò in esse fece fremere l’altro.

“Perdonami, non volevo, perdonami tutto” disse l’inseguitore vestito elegante mentre l’altro, in maglietta rossa e capelli neri spettinati, gli mordeva affamato la pelle abbronzata del collo. “Non m’importa un cazzo del resto… degli altri… ti prego.”

Antonio spinse Ricky contro la macchina aprendogli la camicia e facendo schizzare due bottoni nel buio. “Non resisto Anto, non ce la faccio più…”. L’altro non disse una parola. Continuò a mordergli un capezzolo e gli slacciò la cinta. Riccardo fece altrettanto e i pantaloni di entrambi caddero mollemente a incoronare le scarpe. Antonio non si sentì invadere da alcun ricordo, nessun sgradevole deja-vu, nemmeno quando sentì il profumo della pelle liberarsi dall’inguine appena scoperto, leggermente sudato. Il ragazzo nudo, davanti a lui, non era il suo ex ed era perfetto. Si chinò solo per raccogliere il preservativo destinato a qualcun altro dalla tasca dei pantaloni e ne approfittò per voltarlo e leccarlo da dietro. Pochi istanti dopo era dentro di lui e i due fecero l’amore per la prima volta ansimando come animali, con i passanti ubriachi che uscivano dai locali e barcollavano verso casa a pochi metri da loro.

Nel frattempo la serata di Matteo e Federica aveva preso una piega inaspettata. La vecchina del piano di sotto era una donna così anziana che la pelle si era fatta sottile come carta e ricadeva pieghettata ai margini del volto ancora vispo. Dopo aver suonato il campanello aveva scambiato qualche frase di circostanza, presentandosi a Federica, e da un vecchio Tupperware opaco aveva fatto comparire biscotti fatti in casa dal profumo speziato. “Prendeteli, che ne ho fatti di più e voi ne avete proprio bisogno”. I due si erano guardati stupiti ma lei aveva insistito fino a quando non li avevano assaggiati. Da quel momento in poi i biscotti avevano avuto vita breve e l’invito a cena era arrivato di lì a poco. Nessuno dei due, nei giorni seguenti, si seppe spiegare quello che accadde subito dopo. Nessuno menzionò più Riccardo per tutto il resto della serata. Cenarono con la Tilde e la ricoprirono di complimenti ad ogni portata. Fecero ritorno solo a tarda notte, un po’ brilli per colpa del Lambrusco contadino della vicina. Crollarono storditi e, per la prima volta da quando vivevano assieme, dormirono nello stesso letto, tranquilli e abbracciati. Il gruppo di amici si rivide solo il sabato dopo, sotto il sole del Cavaticcio, mentre il Pride di Bologna si preparava a sfilare nelle strade della città. Quella sì che sarebbe stata una giornata memorabile.

(7 – continua)

pubblicato sul numero 7 de La Falla – luglio/agosto/settembre 2015

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