PENETRANDO: due domande sul sesso a Carlo Gabardini

gabardini

di Andrea Pizzamiglio

Nel tuo libro (Fossi in te io insisterei. (Lettera a mio padre sulla vita ancora da vivere), n.d.r.) immagini di fare coming out con tuo padre dicendo: “Mi piace penetrare e farmi penetrare”. Ma quindi i versatili esistono?

Sì, assolutamente. Io gli dico “Mi piace sia penetrare sia essere penetrato” e sappiamo che è corretto dire “sia…sia” piuttosto che “sia…che”, così scivolo subito sul farne una questione grammaticale. Comunque sì, i versatili secondo me esistono. Non so se è pertinente con l’intervista, ma ci ho pensato un sacco se dirla o non dirla questa cosa. Che poi uno non parla così al proprio padre. Per esempio, con mia sorella eterosessuale non è che stiamo a fare grandi discussioni sui pompini. Ho pensato che forse sono io che sto sbagliando e che magari è una cosa che non va detta, a un certo punto volevo anche toglierla. E poi ho deciso che no, io questa cosa qua volevo dirla e lasciarla nel libro per un motivo fondamentale: perché io penso ci sia una parte di persone, soprattutto nel cosiddetto mondo eterosessuale, che pensano che in realtà l’omosessualità sia stare con una donna ma poi ogni tanto lo metti nel culo a un giovanotto, e questo è accettato, e allora in quel caso lì non sei omosessuale: sei uno che si diverte, uno un po’ trasgressivo. Mi sembrava sminuente, mi sembrava una cosa sbagliata e riduttiva, mi sembrava un po’ salvifico per qualcuno che quindi leggendo avrebbe detto “Ah che vuoi che sia!“. Quindi quel dato, che è intimo, mi sembrava importante. Ed è anche la risposta alle domande che tutti hanno in testa ma non hanno il coraggio di fare: perché io ci tengo a dirlo che ci guardiamo negli occhi mentre ci spogliamo, quando siamo uno dentro all’altro ci guardiamo in faccia e siamo felici, e non è qualcosa da dimenticare come il sesso fatto di nascosto. Non è per fare sensazione, l’omosessualità è anche questo, certo che mi piace pigliarlo nel culo, e per me è un atto d’amore. Poi ho una visione personale che un giorno magari scriverò in un altro libro. Perché secondo me anche il fatto di essere penetrati ti cambia un po’ la visione del mondo. Ed è uno dei motivi per cui penso che le donne siano più intelligenti degli uomini, o che comunque abbiano un rapporto con la vita e con l’esistenza profondamente diverso da quello dei maschi. E quindi il fatto meccanico della penetrazione è un po’ un’epifania, ti cambia lo sguardo sul mondo e dice un pezzo di te. Quella verità che, magari non la prima volta, ma prima o poi davvero ci avrei tenuto a dirgliela, così come prima o poi mi viene da dirlo. Mi viene da dirlo perché è un po’ come quando dico che sono omosessuale: per me l’omosessualità è importante, ha un valore, ha un senso, ripeto, non è la trasgressione di una notte, che poi uno fa quello che vuole, ci mancherebbe altro, ma quella è un’altra questione. Io comunque sì, sono versatile. Mi piacciono davvero entrambe le cose, e non è mai stata solo una concessione al partner per farlo contento.

“Quanto ce l’hai lungo?”

Non rispondo a questa domanda, ma dico solo che le dimensioni contano.

pubblicato sul numero 6 de La Falla – giugno 2015

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