Masticando al buio – capitolo 6

di Marco B. Bucci

Negli episodi precedenti abbiamo scoperto che Ester ha due figli che vivono da soli: Riccardo è gay, Matteo è etero. Ester si è innamorata di Anna, un’amica di Riccardo. I due fratelli stanno ospitando Federica, una ragazza trans che era il migliore amico d’infanzia di Matteo. Nella Falla#3 hanno fatto una scoperta inquietante: sembra una storia normale ma c’è qualcosa che non va.

Non trascorreva giorno in cui Federica non ringraziasse il suo corpo di esserle alleato nell’impresa titanica della transizione. In un primo momento se l’era presa con lui. Aveva cominciato a saltare i pasti, a correre di notte fino allo stremo, a tirare tra le labbra una catena ininterrotta di sigarette. Col tempo i digiuni erano diventati succulente abbuffate di cibo spazzatura, l’attività fisica notturna si era spostata in lunghissime serate per locali seguite da interminabili after a casa di sconosciuti. Le sigarette, immancabili compagne, avevano chiamato a sé la cavalleria di altre sostanze e i giorni erano diventati sempre più veloci, fino ad esaurirsi del tutto. La scenata di rabbia a cielo aperto contro gli attributi maschili con i quali era nata era durata poco meno di un’estate.

Un pomeriggio qualsiasi di settembre si chiese scusa, faccia a faccia con il riflesso che vedeva sul monitor spento del portatile. Quello era stato l’inizio della ragazza che ora tutti conoscevano.

Da quel momento in poi il suo corpo aveva cominciato lentamente a collaborare. Il trattamento dava buoni esiti, la sua salute recuperava velocemente, gli esami andavano bene. Si sentiva eroica, la figlia impossibile di Xena e Leila. Così, mentre i suoi capelli crescevano, lo stesso faceva la sua armatura. La stessa che indossava anche quella sera, mentre percorreva le strade del ghetto ebraico. Arrivata in fondo a via dell’Inferno svoltò a destra verso Camera a Sud.

Proprio in quel momento Antonio, l’ex ragazzo di Riccardo, finiva una birra, la terza di quell’aperitivo. Davanti a lui un ragazzo di nome Marco, o forse Mario, finiva di raccontargli la sua vita da universitario ed era il quarto racconto identico che Antonio ascoltava quella settimana. Sorrise più per circostanza che per reale interesse. Poteva perdere intere serate cercando qualcuno che gli piacesse più di Riccardo, e quando inevitabilmente veniva deluso cercava di guadagnarci almeno un po’ di sesso senza pretese. Federica lo notò seduto, sorridente e familiare, proprio nel momento in cui una figura compariva alle sue spalle all’interno del locale. Qualcuno che lei conosceva bene.

“Ora capisco… cioè, sto cercando di capire… ma perché non ce l’hai detto prima?”

“All’inizio pensavo fosse solo la solitudine, poi però i sentimenti verso le altre donne hanno cominciato a farsi più importanti e ingombranti. Matteo, tuo fratello non sembrava lui…”.

Ester si coprì gli occhi come a volersi massaggiare le palpebre: “Era fuori di sé. Non voleva darlo a vedere ma appena gli ho detto che sto con una… ragazza… è scappato fuori casa. Dopo tutte le scenate che gli ho fatto passare da bambino, sono un’ipocrita di merda”.

Matteo, sorpreso, quasi scoppiò a ridere, poi guardò sua madre e per la prima volta la vide come una donna ancora giovane e bella. La vulnerabilità e la sincerità le donavano.

La porta d’ingresso scattò e cigolò, distogliendo l’attenzione di entrambi dal coming out appena consumato. Il figlio etero sorrise a quello che un tempo era il suo migliore amico e che ora stava diventando sempre di più la ragazza con la quale passava la maggior parte del suo tempo. La madre lesbica non riconobbe il ragazzino che aveva invitato a cena per anni e si aggiustò i capelli davanti a quella che presumeva essere la fidanzata di suo figlio. Ester era grata che almeno qualcuno, in famiglia, riuscisse ad avere un rapporto convenzionale.

Fede si presentò con un sorriso, teso ma sincero. Non ebbe il cuore di rivelare chi fosse, sorpresa e lusingata dal non essere stata riconosciuta. Era troppo tesa per quanto le era appena successo per spiccicare parola, così sorrise, senza abbassarsi il cappuccio della felpa.

Ester raccolse la sua borsa. “È stato un piacere Federica, ora scappo, ma magari una domenica a pranzo vi invito a casa mia che la nonna di Matteo mi passa sempre la pasta fresca, io non sono così brava a tirare la sfoglia. Ti faccio sentire le mie tagliatelle al ragù, voi portate il vino”. Così dicendo uscì salutando entrambi con un sorriso. “Fate i bravi”.

Appena la porta si chiuse Fede lasciò esplodere la sua ansia. Un secondo in più e sarebbe crollata.

“È successo un casino Matte. Un casino boia che è già tanto se non hanno chiamato i Carabinieri”.

Matteo mollò la bottiglia con cui si stava versando altro vino. “Cazzo dici?”

“Ricky ha aggredito uno, dentro al Camera a Sud. Penso fosse il suo ex”.

Matteo mollò il vino, agguantò il cellulare e fece partire una chiamata. “Cazzocazzocazzocazzo… sei sicura? Aggredito? Ha alzato le mani?” Sentendo la segreteria di Riccardo interruppe la chiamata e cominciò a cercare un altro numero in rubrica, quello di Antonio.

“L’ha attaccato al muro, Matte. Una scena da pazzi, mi ci sono infilata in mezzo pure io ma si è scatenato il finimondo perché il locale era murato.E dopo ti ho chiamato tre volte! Non potevo dirlo davanti a tua madre…”

“Hai fatto bene. Dov’è ora?”

Anche Antonio non rispondeva. Matteo lasciò squillare.

“Non lo so, se n’è andato urlando, non sembrava nemmeno lui”

“Perché ripetete tutti la stessa cosa? CHE CAZZO VUOL DIRE CHE NON SEMBRA LUI?!”

Il campanello di casa rispose al posto di Federica e fece sussultare entrambi.

(6 – continua)

pubblicato sul numero 5 de La Falla – maggio 2015

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