la patata bollente #5, maggio 2015 – La patata svedese

di Irene Pasini

In vista del mio viaggio nel nord della Svezia, la redazione de La Falla ha pensato bene di propormi una Patata a tema svedese: considerato che per la maggior parte del tempo sono stata rinchiusa a Munkviken (un villaggio circondato da alberi, neve, fiumi e laghi ghiacciati, renne e mare), al secondo giorno mi si prospettava un articolo semi inventato su lesbiche svedesi mai incontrate, intervallato da riflessioni a caso sul rapporto della popolazione con il legno della mobilia e sulle hit degli Abba.

Mi sono bastate quattro chiacchiere con gli autoctoni presenti e qualche casuale accesso a Brenda per arrivare invece a questa felice conclusione: la Svezia è il paese dei balocchi per lesbiche. Ebbene sì, si parla di lesbiche continuamente e sono ovunque. E sono tante! Si narra addirittura che nella trattativa per l’indipendenza della Norvegia abbiano avuto ugual risalto le falde petrolifere e i DVD di Xena. Accedere a Brenda da Munkviken, nella migliore delle mie ipotesi pre partenza, sortiva gli stessi effetti della volta in cui una mia conoscente ha provato ad aprirlo in un paesino di dieci abitanti della Calabria. E invece: ciao, benvenuta in un bellissimo cross over di The L Word e Orange Is The New Black, in cui tutte le protagoniste sono alte, bionde e fighe.

E quale potrebbe essere il paese più adatto per delle lesbiche se non quello in cui viene utilizzata la parola fika per intendere la pausa caffè? E tanto che siete su google a controllare la veridicità dell’informazione che vi ho appena dato, digitate un secondo la parola “lesbica” e poi immaginate un paese nel quale questa parola chiave non comporti YouPorn e PornHub tra i primi cinque risultati… Fatto? Sì, sempre la Svezia.

La Svezia, il paese che nel 2013 scandalizzò il pubblico dell’Eurovision con un bacio lesbico in favore del matrimonio omosessuale durante l’esibizione della propria artista e che giusto un anno fa ha eletto al parlamento europeo una rappresentante del proprio partito femminista.

Un popolo geneticamente impossibilitato alla bruttezza (attendo la smentita), le cui uniche sfortune sembrerebbero essere un inverno molto freddo e buio, e forse il fatto di dover eternamente spiegare a persone di altri paesi che il tuo inno nazionale non è “Mamma mia” né tanto meno il tuo cognome lo stesso di una libreria Ikea.

Ma dal paese del mandolino, della mafia e di Berlusconi, rimane comunque una prospettiva allettante, no?

pubblicato sul numero 5 de La Falla – maggio 2016

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