Intervista a Nicolò Pellizzon

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di Andrea Cioschi

Nicolò Pellizzon, giovane astro nascente del fumetto italiano, è un autore dall’immaginario vivido, psichedelico, creatore di narrazioni fluide e di realtà in costante divenire. I suoi personaggi hanno occhi enormi, spalancati quasi ad accogliere una visione sovrumana, il suo tratto incisivo e robusto delinea l’irruzione del fantastico nella realtà di tutti i giorni. Potete trovare alcuni esempi del suo lavoro sulla pagina in-the-fauces.tumblr.com.

Il poster che hai realizzato per La Falla è quasi un “manifesto”, una dichiarazione molto chiara sulla fluidità dell’identità di genere. Vuoi raccontarci come nasce?

Ho fatto diversi schizzi, ma non ero per niente soddisfatto. Forse perché cercavo di essere provocatorio, i miei ragionamenti con i primi bozzetti si limitavano a cavolate del tipo: auto-reggente sì/no, shaved/nature, pene/vagina ecc. E non era affatto quello che volevo dire. Questa immagine è nata mentre disegnavo a caso e mi sono accorto che era perfetta per quello che volevo dire. Era già uno dei miei temi, era lì che aspettava di essere disegnato.

Alcuni detrattori delle “teorie sul gender” sono soliti definirle, in senso dispregiativo, “ideologia”. Che ne pensi?

“Ideologia” nell’uso comune è un’insieme di idee senza riscontri materiali sostenute da atteggiamenti emotivi. L’ideologia razzista ad esempio. Ci sono persone che si strappano i capelli per screditare una cosa seria come gli studi sul genere. Visto che nella nostra epoca nessuno sa più cosa scrive, la ridefinizione è uno strumento forte per fare confusione. Un nemico non c’è per davvero, quindi bisogna inventarselo: mangia sicuramente i nostri bambini, mentre cerca di conquistare il mondo con teorie strampalate. Se vivi in una piccola città e sfortunatamente frequenti amicizie sbagliate potresti farti un’idea falsa su te stesso e passare dei momenti brutti. Potresti finire ad una serata sul gender per caso per ritrovarti in una trappola, come i forum su Fabrizio De André organizzati da Casa Pound.

Che rapporto c’è per te tra corpo e immaginario?

Non ho un’idea precisa della relazione tra i due, ma credo che nel mio lavoro ci sia una tendenza alla mutazione e trasformazione. Nei miei due libri Lezioni di Anatomia e Gli Amari Consigli il tema della metamorfosi è sempre evidente. Quindi credo che l’immaginazione sia una tensione alla trasformazione.

In molti dei tuoi lavori si notano elementi iconografici riconducibili all’esoterismo. Come nasce questa scelta?

Non è propio una scelta, mi rendo conto che spesso nel mio lavoro non ho tutte le scelte che vorrei, ma le cose mi arrivano e sono stato abbastanza fortunato per poter avere il modo di intercettarle e dargli forma. L’esoterismo è stata una mia passione sia a livello visivo che a livello immaginativo, ma è sempre molto poco affascinante scoprirne i contenuti. Il principio è che i simboli rappresentino con figure astratte cose concrete ma difficilmente descrivibili a parole. Mostrano la semplicità di cose misteriose e il modo in cui queste si mescolano.

Hai mai avuto un’esperienza erotica o addirittura sessuale con un altro uomo?

No! E non riesco a darmi una spiegazione!

Quanto ce l’hai lungo?

Molto.

pubblicato sul numero 5 de La Falla – maggio 2015

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