Candy Darling on her Deathbed di Peter Hujar

di Giuseppe Rutigliano

Nel 1974 Peter Hujar fotografa Candy Darling, una delle icone transessuali di quel periodo, nonché una delle muse della Factory di Andy Warhol. Hujar riprende Candy Darling sul suo letto di morte, dove di lì a breve morirà di leucemia a 29 anni. La sua bellezza giovane, sublime e delicata è contornata da crisantemi bianchi e da rose rosse, ed è in contrasto con le fredde luci e gli asettici ambienti dell’ospedale dove questa figura langue, come perduta in “un’estasi elegante”. Hujar rende Candy Darling una santa dell’America di Warhol, al pari di santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini o di santa Cecilia di Stefano Maderno. Il sacro, qui in veste di una santa transessuale profana, è in un letto di ospedale nell’istante precedente il trapasso; trapasso che per quanto possa essere medicalizzato resta sempre un momento di estrema estasi sublime nella vita, tale da dover esser immortalato nella sua più assoluta bellezza. In quest’ottica il ritratto di Candy Darling sul suo letto di morte diventa una riflessione, una contemplatio mortis e una meditazione sulla fugacità della vita, riassumibile nei versi di Stefano Landi (1587-1639): “È un sogno la vita che par sì gradita, è breve gioire, bisogna morire”. Hujar, quindi, sembra cogliere in anticipo il senso di morte che aleggia sull’America del 1974, tanto che Susan Sontag dirà di lui: “Peter Hujar knows that portraits in life are always, also, portraits in death”.
Siamo in uno dei periodi più fertili della liberazione delle persone LGBT, un periodo pregno di figure come Divine, Nan Goldin, John Cage, Ray Johnson e i succitati Andy Warhol e Susan Sontag; siamo in un’America giovane, frizzante e con tanta voglia di osare, provocare, esagerare di fronte al bigottismo del potere.
Hujar è uno degli esponenti di questo mondo, insieme a Jack Smith, Mark Morrisroe e Robert Mapplethorpe, per citarne solo alcuni; artisti che provocano il senso dell’estetica comune, elevando ad Arte i corpi della diversità, i corpi dei ghetti, corpi che rivendicano e urlano una sessualità diversa, corpi che non appartengono al mondo WASP, corpi spogliati e in pose sensuali quando non dichiaratamente erotiche. Questi artisti con le loro opere hanno importato nel campo dell’arte la lotta per l’emancipazione di questi corpi e di queste persone. È questo il mondo di Candy Darling e di cui la morte di Candy Darling sembra anticipare la fine: di lì a poco la comunità gay – e non – verrà investita dall’AIDS, che sarà il capolinea per molti di quella generazione. Peter Hujar morirà il 25 Novembre 1987, a 53 anni, in seguito a complicazioni da AIDS.

pubblicato sul numero 5 de La Falla – maggio 2015

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