La mia penna messa al bando – intervista a Sepideh Jodeyri

di Elisa Manici

“Sai, dovremmo essere sempre pronti a pagare per il nostro sostegno ai diritti umani”. A parlare è Sepideh Jodeyri, poeta e intellettuale iraniana. E lei paga da un pezzo il suo supporto alla democrazia e ai diritti delle persone LGBT: abita all’estero col marito a causa del sostegno al Green Movement, “anche se, un giorno, vorrei vivere e scrivere nel mio Paese”, le sue opere sono state messe al bando, e recentemente è stata vittima di un linciaggio mediatico.

La sua ultima colpa: tradurre in persiano il graphic novel Il blu è un colore caldo, della francese Julie Maroh, da cui è stato tratto il film palma d’oro a Cannes La vita di Adele. La scoperta del proprio lesbismo, la prima storia d’amore, il confronto con l’omofobia della società. Tutti temi centrali del fumetto, e a dir poco invisi alle istituzioni politico-religiose iraniane.

Perché hai deciso di tradurre questo graphic novel?

Le persone LGBT in Iran hanno una vita nascosta, altrimenti sarebbero punite per legge. La maggior parte dei genitori iraniani non accetta l’omosessualità dei propri figli. I loro amici possono troncare i rapporti se vengono a sapere che sono omosessuali. Per questo l’ho tradotto: per educare questa società attraverso la storia d’amore che ha creato Julie Maroh. Spero che funzioni, come spero che funzionino gli sforzi degli attivisti LGBT iraniani.

Eri consapevole dei rischi che correvi?

Non potevo prevederli tutti, perché vivo in Europa, non sotto quelle dannate leggi che il regime iraniano ha scritto per perseguitare le persone LGBT. La mia traduzione è stata pubblicata a Parigi, non in Iran. Ma adesso so quanto sono vendicativi: per iniziare l’attacco hanno aspettato fino a che il mio editore iraniano ha cominciato a promuovere il mio ultimo libro di poesie, And Etc.

Quindi la persecuzione è cominciata con la promozione di And Etc?

Sì: non ho avuto problemi a pubblicare le mie interviste sui giornali iraniani da quando Rouhani è diventato presidente. Nel secondo periodo della presidenza Ahmadinejad, nessuna rivista osava pubblicarle. E ora la mia situazione è tornata identica ad allora.

Cos’è accaduto concretamente?

Da quando è cominciata la campagna dei media conservatori, due giorni prima di un incontro pubblico promozionale, le mie opere sono state messe di nuovo al bando. Il ministro della cultura ha ritirato all’editore la licenza del mio libro, il che significa che non lo può distribuire; l’incontro è stato cancellato con l’intervento di agenti dell’intelligence; l’organizzatore è stato licenziato; le mie interviste e le recensioni sulla mia poesia, sono state ritirate dai giornali, anche da quelli riformisti. Il mio editore iraniano è stato minacciato dagli estremisti, ma da quando i media europei hanno cominciato a sostenermi, le intimidazioni sono terminate, come anche gli articoli contro di me, anche se le mie opere restano proibite.

Quali prospettive vedi?

Non so proprio cosa fare, adesso, come poeta. La mia motivazione a scrivere poesia finora è stata la mia gente. Se la mia penna è bandita nel mio Paese natale, non so come continuare a scrivere. Quando la penna di un/a poeta è messa al bando, penso che non ci sia differenza tra questo e l’imprigionarlo/la.

Comunque, ho deciso di pubblicare il mio prossimo libro di poesia, che è pronto, sulla mia pagina Facebook, gratis, così la mia gente potrà leggerlo.

pubblicato sul numero 3 de La Falla – marzo 2015

 

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