PrEP-À-PORTER

di Giuseppe Rutigliano

Una delle grandi questioni che il mondo gay, soprattutto all’estero, sta affrontando negli ultimi tempi riguarda i nuovi metodi di prevenzione dall’HIV. In particolare la discussione verte sull’opportunità di adottare la PrEP (Pre-Exposure Prophylaxis, la profilassi pre-esposizione), che consiste nell’assunzione quotidiana di un farmaco atta a prevenire il contagio. Al centro del dibattito si confrontano posizioni, a volte molto distanti, che determinano diverse scelte strategiche: c’è chi opta per preferire come metodo di prevenzione il profilattico e chi invece si concentra sulla tanto discussa  PrEP. Come per ogni tematica inerente l’HIV, in Italia ancora c’è poca informazione, soprattutto tra le generazioni più giovani. Per aiutarci a saperne di più abbiamo incontrato Alessandra Cerioli, presidente di LILA (Lega Italiana per la Lotta all’AIDS), associazione che da oltre vent’anni è in prima linea nel combattere il virus dell’HIV.

G: Gli studi effettuati finora (tra tutti cito iPreEX del 2010) hanno dimostrato come l’uso di questi farmaci associato all’uso del profilattico abbiano ridotto negli MSM (Male Sex Male: uomini che fanno sesso con uomini) l’infezione al 43,8%. Cosa pensa la LILA di questi risultati ad oggi?

A: A confermare questi dati nel 2014 si sono aggiunti i risultati positivi di Proud e Ipergay. Ipergay indaga l’efficacia della somministrazione della PrEP in un lasso di tempo mirato e circoscritto (una dose prima del rapporto e altre due rispettivamente 24 e 48 ore dopo). Lo studio è stato disegnato così per individuare una strategia volta a contenere i costi economici e a limitare l’assunzione non necessaria dei farmaci e la loro relativa tossicità. L’uso on demand di PrEP sarebbe sicuramente più gestibile. I dati ad interim forniti dal DSMB (Data and Safety Monitoring Board), che hanno evidenziato una efficacia della PrEP nel gruppo che la assumeva rispetto al gruppo di controllo che assumeva placebo, hanno cambiato il paradigma della PrEP: se prima si pensava che si dovesse assumere sempre, grazie a Ipergay sappiamo che si può prendere “al bisogno”. Sono dati ad interim e vanno confermati, ma questi primi preliminari sono entusiasmanti. La LILA da sempre basa le sue posizioni sulle evidenze scientifiche, e la PrEP le sta dimostrando tutte. Nei primi anni 90, quando l’infezione colpiva particolarmente i tossicodipendenti, senza ipocrisie abbiamo avviato i primi programmi sugli scambi di siringhe per evitare di contagiarsi dal virus. Crediamo che, visto che la principale via di trasmissione è quella sessuale, la PrEP possa evitare il contagio di chi consapevolmente decide di non usare il preservativo in situazioni di alto rischio come rapporti anali, vaginali, orali recettivi con eiaculazione interna. La possibilità di ridurre la trasmissione per queste persone non va solo a loro beneficio individuale ma avrà una ricaduta sulle loro comunità di appartenenza.
G: Qual è la situazione nel nostro Paese, riguardo la PrEp, dal punto di vista giuridico?
A: Non ci sono vincoli giuridici che la precludano in Italia. La situazione europea però non è chiara: Gilead, azienda produttrice di Truvada (unico farmaco registrato per la PrEP), non ha chiesto all’EMA (European Medicines Agency) l’autorizzazione per la PrEP in Europa. Lo ha fatto solo con l’americana FDA (Food and Drug Administration).
La situazione italiana è che i medici potrebbero prescrivere il Truvada ma, non essendoci una indicazione d’uso come profilassi, il sistema sanitario nazionale non lo rimborsa al centro clinico. Quindi di fatto non si prescrive.

G: Leggendo vari blog e siti dedicati all’HIV, noto che all’estero esiste un gran dibattito tra favorevoli e contrari alla PrEP. In Italia si fa molta fatica a trovare un dibattito simile, che si basi su una seppur minima conoscenza del tema. La popolazione italiana – gay e non – è pronta alla PrEP?

A: Concordo con te: da una parte l’Italia come al solito sta rimanendo indietro in tema di prevenzione dell’HIV, dall’altra gran parte del dibattito italiano non si svolge sulle basi dei dati scientifici che abbiamo a disposizione, ma segue altri filoni, ad esempio la paura che la PrEP favorisca ancora di più il sesso non protetto. Anche qui però c’è un fondo di ignoranza perché gli studi che ho citato prima hanno evidenziato che chi partecipa non ha aumentato il numero dei rapporti a rischio o i partner occasionali. Da quello che mi dicono alcuni amici di Arcigay, gli stessi organi direttivi della vostra associazione paiono essere scettici sulla PrEP. Come LILA, che da sempre è vicina ad Arcigay ed è stata fondata da attivisti di Arcigay nel 1987, siamo disponibili ad aprire spazi di confronto sul tema e a mettere a disposizione la nostra competenza per facilitare la vostra associazione a prendere posizione.
G: Discutendo con molte persone sieropositive sorge un dubbio: perché un sieronegativo dovrebbe prendere una pasticca al giorno, da associarsi all’uso del profilattico, per prevenire il contagio da HIV? Ci sono interessi privati al riguardo?


A: Anche su questo la situazione è cambiata: ora che sappiamo che può funzionare on demand, la PrEP non è più conveniente per l’industria. Inoltre, se ci fossero interessi economici al riguardo, la Gilead avrebbe già presentato la richiesta di registrazione del Truvada per la PrEP in Europa. Sappiamo tutti che in Europa la maggioranza delle persone che si stanno infettando sono gli MSM. Le evidenze hanno dimostrato i primi dati di efficacia proprio in questa popolazione. Perché non lo registra? Io mi sono risposta che non lo registra perché all’industria servono sempre nuove persone con HIV, che è un infezione cronica; persone che prendano farmaci tutti i giorni per tutta la vita. Ridurre il numero di infezioni non gli conviene. Gilead ha molti altri farmaci oltre il Truvada assunti da persone sieropositive. Ridurre la loro vendita non sarebbe una buona idea. Loro sanno che la PrEP funziona. Inoltre il brevetto del Truvada scade tra 5 anni. Chi si occupa seriamente di HIV, e crede che nuovi contagi si possano evitare, sa bene che si deve mettere da parte tutto questo.
(Intervista raccolta l’ 8 Gennaio 2015)

pubblicato sul numero 2 de La Falla – febbraio 2015

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