PAROLE INVERTITE: Nuclear Eden

di Angelo Termine

Nella primavera del 1986, pochi mesi prima di scoprire di essere sieropositivo, Derek Jarman acquista una casa di pescatori poco distante dal mare a Dungeness, nel Kent: Prospect Cottage è dipinto di nero, ha ampie finestre gialle ed è immerso in un desolante paesaggio di ghiaia spazzata dal vento, sullo sfondo di una centrale nucleare. A dispetto di un ambiente tanto ostile, Jarman inizia a coltivare attorno alla casa un surreale giardino di fiori, erbe aromatiche e verdure, costellato da sculture fatte di pietre e oggetti corrosi dalla salsedine, raccolti durante la bassa marea.

Pervase dall’osservazione contemplativa della natura, le pagine di Modern Nature: Diario 1989-1990 (Ubulibri, 1992) svelano con grazia, humour e poesia, il mondo privato di un artista catapultato, dopo aver reso pubblica la propria malattia, dall’underground alla stampa scandalistica, in un momento in cui l’epidemia di HIV scatena nel Regno Unito politiche repressive contro gli omosessuali.

La sua attivissima vita si snoda in questi anni tra Londra e Dungeness. Della capitale in fermento conosciuta dal giovane Jarman, studente di pittura insieme ad Hockney e più tardi voce della scena punk con film come Jubilee, resta poco: una città frenetica dove lottare con le case di produzione per continuare a far cinema. Film come l’onirico The garden, in cui il giardino, investito di ambigua valenza religiosa, Eden e Getsemani, fa da sfondo alla persecuzione di una coppia gay, oppure i video realizzati per il concerto dei Pet Shop Boys a Wembley, raccolti in Highlights. Sulla Londra degli anni sessanta Jarman posa uno sguardo affettuoso ma disincantato, raccontando di un incontro con un ancora sconosciuto Mapplethorpe e di quanto la scena artistica londinese fosse più vitale e “più giovane di dieci anni” rispetto alla realtà “parrocchiale” della Factory di Warhol. Dungeness è invece un rifugio meditativo, in cui dedicarsi alla pittura, alla lettura e alla ricerca per nuovi film come Edoardo II, che verrà premiato a Venezia. A Dungeness nascono poesie, riemergono ricordi lontani e rinasce una passione coltivata sin dall’infanzia. Il giardino di Prospect Cottage, che con un ironico sorriso si fa beffe delle avversità, diventa l’autoritratto di Jarman: “Annaffio le rose e mi chiedo se le vedrò sbocciare. Pianto il mio giardino erbaceo come una panacea, e leggo di tutti i mali e i dolori che le piante curano, sapendo che non saranno di nessun aiuto. Il giardino come farmacopea è fallito. E tuttavia nel veder sbocciare le piante, c’è un brivido che mi dà speranza.”

pubblicato sul numero 2 de La Falla – febbraio 2015

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